Visualizzazione post con etichetta volontariato e associazionismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta volontariato e associazionismo. Mostra tutti i post

mercoledì 3 maggio 2017

Fermata Antonini-Verro | I libri fanno incontrare le persone

Foto del Comitato Vigentino x Milano

«Io ho alle spalle le case popolari e dalla finestra vedo i giardini di via Verro.
Questo è un quartiere così, eterogeno: abitazioni molto belle, la Fondazione Prada, una sede dell'università, che convivono al fianco dei caseggiati popolari.
E però, chi sta molto bene non vive il quartiere: lavora altrove, porta i figli in scuole fuori. Chi sta realmente qui sono gli anziani, gli stranieri, le famiglie “normali” o quelle più in difficoltà».

Così descrive il suo quartiere - il Vigentino, periferia sud di Milano - Francesca Armoire, ex professionista della comunicazione e ora mamma impegnata nel volontariato e come baby sitter. 

mercoledì 29 marzo 2017

Audioracconto dal carcere San Vittore

Papa Francesco arriva al San Vittore
sabato 25 marzo
È stata l'unica tappa del viaggio milanese di Papa Francesco off limits ai giornalisti: la casa circondariale di San Vittore: il carcere storico e più famoso di Milano.

Al momento sono quasi 900 le persone qui detenute, circa il 10% in più dei posti disponibili. Il 67% dei detenuti oggi sono stranieri.

Per l'occasione ho raccontato – per Radio Marconi – qualcosa dal mondo del San Vittore, in questo speciale audio.
L'ho fatto con l'aiuto di chi lavora, o fa il volontario, dentro e intorno al carcere.
Per capire qualcosa in più di questo mondo, con uno sguardo insolito dentro le sbarre.

giovedì 5 novembre 2015

La carta d'identità di Lea la francese



Qualche giorno prima della fine di Expo è arrivata all’Edicola con un sorriso smagliante e, con lo stesso gesto di un prestigiatore che estrae il coniglio dal cilindro, Lea ha sventolato la sua carta d’identità nuova di pacca.

«Da oggi sono residente milanese», ha dichiarato con orgoglio ai suoi compagni di lavoro e di avventura.

Perché Lea, ventiseienne guida dell’Edicola Caritas in Expo, una dei giovani in servizio civile con Caritas, è franscese - come dice lei con quell'accento che incanta -, di Marsiglia, e ora cittadina di Milano per amore.

«Nel 2012 sono arrivata a Milano per l’esperienza dell’Erasmus e qui ho incontrato un ragazzo italiano che vive a Milano – racconta. – Poi sono tornata in Francia per finire i miei studi».

Non era la prima volta né l’ultima che viveva fuori dal suo paese: aveva già vissuto un anno in Inghilterra e dopo l’esperienza italiana ha aggiunto al curriculum sei mesi in Nepal per un tirocinio con un’organizzazione internazionale che lavora con i migranti.

«In Nepal però mi sono sentita veramente lontana, soprattutto dal mio fidanzato, e così dopo la laurea ho voluto raggiungerlo a Milano, decidendo di vivere qui, anche perché questa è una città in cui mi sono trovata molto bene».

lunedì 12 ottobre 2015

Chiara, che vorrebbe fare la guida al museo

Quando sua mamma le ha proposto di candidarsi a fare la volontaria per la Caritas in Expo, Chiara è rimasta perplessa per un po’.

Però ci ha riflettuto, e ha pensato che fosse una bella opportunità per conoscere meglio questa realtà che da una vita sfiorava grazie all’attività di volontariato della madre ma che non aveva mai conosciuto da dentro, e soprattutto perché il messaggio che la Caritas stava portando all’Esposizione universale di Milano le sembrava il più opportuno, il più mirato, il più necessario di tutti.

«Ho da sempre pensato che la presenza della Caritas qui dentro fosse fondamentale e che stesse dando un valore aggiunto a una manifestazione che altrimenti non avrebbe avuto», ci spiega Chiara.

venerdì 9 ottobre 2015

Quando finisce l'acqua

«È finita l’acqua».

Non capita praticamente mai che una ragazza che vive in Europa oggi – diciamo di più: che vive nel Nord Italia, a Rho, dove in questi mesi si sta svolgendo l’Esposizione Universale che dovrebbe far riflettere su come nutrire il pianeta, e proporre idee e soluzioni – dicevamo, non capita mai che una ragazza di 21 anni possa sperimentare che l’acqua, per oggi, è finita.
Non puoi aprire il rubinetto e vederla scorrere: è proprio finita.

Eppure a Giulia è capitato.
Non qui: in Moldova. Anche quella sarebbe Europa, però…

Giulia, studentessa di ingegneria matematica, ha dedicato il tempo delle sue vacanze estive, insieme ad altri nove giovani, in un Cantiere della solidarietà nei villaggi di Costuleni e Coscalia, in Moldova appunto.

mercoledì 7 ottobre 2015

Dopo Expo? «Continueremo a battere il chiodo»

Luigi Bossi, alla Caritas, dona il suo tempo da ormai trent’anni.
In pratica, da poco dopo il famoso convegno Farsi Prossimo che si era svolto ad Assago nel 1986, per riflettere e tradurre in pratica l’omonima lettera pastorale del cardinale Martini.

«Iniziammo a lavorare, seguendo le indicazioni della diocesi e coordinandoci con il parroco, per costituire il gruppo Caritas nella mia parrocchia, nella frazione di Schianno vicino a Varese.
Ho anche aiutato, una decina di anni fa, a ricostituire la Caritas del decanato di Azzate che, dopo varie vicissitudini, si era sciolta. Ne sono stato responsabile fino a due anni fa, e poi ho lasciato l’incarico perché era ora di lasciare spazio ai più giovani».

Luigi, che oggi ha 65 anni, per una vita ha lavorato in banca nel settore informatico ed è andato in pensione sette anni fa.

«Quest’anno ero più libero dagli impegni, così ho visto la possibilità di fare il volontario in Expo come una grossa opportunità per sensibilizzare le persone su alcuni temi che ritengo fondamentali – racconta, – ad esempio che è possibile arrivare a sconfiggere la fame, perché le risorse del pianeta, anche se depauperate, consentono di nutrire tutti, basta che noi ricchi cambiamo i nostri stili di vita».

lunedì 5 ottobre 2015

Il sorriso più bello. Stefania, cantierista e volontaria Caritas

Il sorriso più bello di tutta la Caritas, l’hanno definito qui.
È quello di Stefania, ventiduenne di Lissone e studentessa di ingegneria matematica, che quest’anno ha scelto di dedicare parte della sua vacanza per fare la volontaria in Expo.

Ma non è la prima volta che spende le sue estati con la Caritas: alle spalle ha due esperienze da “cantierista” – come dicono da queste parti – cioè volontaria per i Cantieri della solidarietà, i campi di lavoro e conoscenza per giovani dai 18 ai 30 anni.

Così, dopo aver incontrato il mondo in Moldova e in Nicaragua, quest’anno il mondo le è venuto incontro sul decumano dell’Expo di Milano.

«Il mio lavoro è invitare le persone a entrare all’Edicola. La cosa più bella – ci dice – è che dà la possibilità di incontrare persone che spesso hanno voglia di raccontarsi. È una grande occasione che capita solo una volta nella vita».

Ad esempio?

lunedì 28 settembre 2015

Esquilio, al lavoro per creare lavoro

Esquilio lavorava in banca fino a sei anni fa.
Faceva il dirigente del personale.
Poi la scelta di abbandonare il lavoro dopo trentacinque anni di attività.

«E adesso cosa fa?», chiedo.

«Adesso lavoro come un matto!», risponde lui con foga. Per la Caritas di Pioltello – specifica – dove abita con la moglie e i due figli, di 29 e 25 anni.

Da giovane aveva collezionato diverse esperienze di volontariato, soprattutto con la Croce Rossa e sulle ambulanze.
Poi negli anni era aumentato il carico di lavoro, si erano moltiplicate le trasferte in giro per l’Italia, gli impegni della famiglia si erano fatti più intensi e pian piano aveva lasciato l’attività nel sociale.
Finché, nel 2009, ha chiuso con la banca e ha deciso di riprendere il suo impegno nel volontariato, questa volta con la Caritas.

giovedì 24 settembre 2015

I cavalli di Mosè e Stefania

Mosè
«Quando sono andato in pensione sapevo che volevo fare due cose: fare del volontariato, perché pensavo che fosse giunto il momento di restituire quanto la vita mi ha dato, e dedicarmi ai cavalli, perché ho sempre molto amato questi animali».

Mosè ha 55 anni, e tutta l’aria di essere un “duro” dal cuore grande.
Ha scelto di dedicare il suo tempo al progetto Lu.po.rè., una sezione del Consorzio servizi sociali dell’Olgiatese che realizza l’ippoterapia – percorsi di riabilitazione con i cavalli – con ragazzi disabili.

giovedì 17 settembre 2015

Dal carcere a Expo... come volontaria. Storia di Michela

Michela sfoggiava un grande sorriso il giorno in cui ha iniziato il suo anno di servizio civile.

Madre pugliese e padre olandese, è nata in Olanda ma da quando aveva un anno vive a Monza. Oggi di anni ne ha 23 e si è laureata da alcuni mesi in scienze dell’educazione.

Mentre studiava ha accumulato esperienze interessanti e molto forti. 
«Ho fatto la baby sitter a bambini con delle difficoltà: mi sono presa cura di un bimbo down e ho seguito una bambina con problemi di dislessia e discalculia. Il rovescio della medaglia di questa avventura del servizio civile è che purtroppo ho dovuto lasciarli», racconta.

E poi il lavoro in carcere: «Ho gestito per un anno la biblioteca del carcere femminile di Monza. La mia tesi di laurea ha riguardato proprio le esperienze educative con le donne in carcere».

giovedì 10 settembre 2015

La spesa vicina e giusta delle famiglie di Novate

Spesa al Gas di Novate Milanese
Paolo, da dieci anni, ormai al supermercato ci va pochissimo.

La verdura la compra da un contadino di Vimercate.
Il formaggio direttamente da un caseificio del bresciano. 
Per la carne si rivolge agli allevatori del Parco Sud di Milano. 
Mentre arance e olio li fa arrivare da un produttore siciliano. 

E con alcuni di loro, dopo tanti anni, il rapporto non è più solo quello tra venditore e cliente, ma c’è una relazione di fiducia, di collaborazione, con alcuni anche di amicizia.

Ma la famiglia di Paolo non è l’unica ad aver fatto questa scelta. 
A Novate Milanese, insieme a lui, sono sessanta le famiglie che da tempo si sono organizzate in un gruppo e decidono da chi comprare e cosa. C’è chi si occupa della frutta e della verdura, chi della carne, chi della pasta e, ciascuno per il settore che gli è affidato, si occupa di contattare i fornitori, inoltrare gli ordini, distribuire poi le spese fatte.

Paolo, padre di famiglia con due figli ormai adulti, di cui uno ancora in casa, è il coordinatore di questo Gas – Gruppo di acquisto solidale – che ha fondato, insieme a una decina di altre famiglie, ormai dieci anni fa.

giovedì 3 settembre 2015

Daniela e Silvio, una famiglia in rete per l'accoglienza

Daniela e Silvio
Sono quasi le sei di un pomeriggio di primavera quando Luca (il nome è di fantasia) saluta Daniela – «ci vediamo domani», le dice – e torna a casa sua, con la mamma che a quell’ora ha finito di lavorare.

Daniela e Silvio non sono i suoi nonni, ma quasi: Luca sta con loro per quella che viene chiamata una formula di “affido diurno”, un’espressione per addetti ai lavori che, nella quotidianità, diventa però un rapporto che assomiglia molto a quello che c'è tra nonni e nipoti.

Al mattino, quando la sua mamma va al lavoro, è la figlia di Daniela e Silvio, che con il compagno vive vicino a Luca, che passa a prenderlo e lo porta a scuola. 
A mezzogiorno va a casa di Daniela, sta con loro per il pranzo, per i compiti e i giochi del pomeriggio, e poi la sera torna a casa. 
A volte, sta con loro anche quando le scuole sono chiuse per le vacanze.

«È iniziata per caso – racconta Daniela – Una mattina ero in municipio per un’altra attività che stavo facendo, insegnavo italiano alle mamme straniere tramite la Caritas locale, e ho sentito di questo bisogno. 
C’era un ragazzino, che all’epoca frequentava la prima media, che aveva bisogno di un supporto perché la mamma, sola, senza parenti vicini, era fuori tutto il giorno per lavoro. 
Io e mio marito ci siamo detti “proviamo”».

Hanno cominciato con una accoglienza meno impegnativa, l’esperienza è andata bene e si sono buttati. Luca ora è con loro da due anni e mezzo.

venerdì 14 agosto 2015

La battaglia di Irene per il diritto al cibo

Irene, negli ultimi anni, con la Caritas è cresciuta parecchio. È cresciuta di età, certo, ma sono stati soprattutto gli incontri a farla crescere.

Nelle sue vacanze da universitaria ha partecipato come volontaria ai Cantieri della solidarietà, i campi estivi della Caritas Ambrosiana.
Il primo in Sud Italia, in provincia di Salerno, lavorando coi profughi – in gran parte africani – in arrivo dalla Libia. 
L’anno successivo è partita alla volta della Moldova, in un’esperienza a contatto con gli “orfani bianchi”, i bambini figli delle donne emigrate per lavorare come badanti.

Ma le estati sono finite presto, e a lei quel breve tempo non è sembrato più sufficiente. È così che ha deciso di mettersi in gioco per un anno intero, e per farlo ha scelto il Servizio civile.

giovedì 10 luglio 2014

Fermata: Espinasse - Accursio | Come la volpe col Piccolo Principe

Antonia varca il portone di una casa non sua e prende, veloce, le scale. Ha in mano due buste della spesa, ma non l’ha fatta per sé.
Al quarto piano di un palazzo di sei senza ascensore le apre la porta Carlo.
Lui sa già che Antonia sta arrivando.
Sa che appoggerà le buste sul tavolo della cucina, sistemerà la spesa e poi berrà volentieri un caffè.
Ha già messo la moka sul fuoco: una caffettiera da tre, per lui, per Antonia e per Maria, la mamma di Carlo.

martedì 27 maggio 2014

Fermata: Padova – Predabissi | Il medico falegname

Agostino ha sempre fatto il medico, un medico che per hobby si divertiva a fare il falegname.
Oggi si definisce, invece, un falegname che per hobby fa il medico.
Lui, un omone con gli occhiali e la barba bianca, medico patologo, nella sua carriera ha lavorato all'ospedale San Raffaele prima, e a quello di Desio più tardi.
E dopo la pensione ha avuto finalmente la possibilità di dedicarsi a tempo pieno alla sua passione: il legno. Ha aperto un laboratorio da falegname nel cuore della Milano multietnica, in via Padova, al civico 55.

mercoledì 23 ottobre 2013

Fermata: Bramante - Sarpi | Il mio nome è Wong, James Wong

Credit: saintbob
«Il mio nome è Wong. James Wong».
La sala scoppiò a ridere. Una sala gremita all'inverosimile, in cui la temperatura infernale era tre volte quella già torrida dell'estate milanese.
James sentiva il sudore scendergli lungo la schiena. Il caldo, certo, ma anche l'agitazione. Non si aspettava così tanta gente. Avevano pensato a una sala da novanta posti ed erano arrivate quattrocento persone. Quattrocento cinesi.
Chissà se aveva fatto bene a esporsi così tanto: voleva essere d'aiuto, ma la sua situazione era irregolare, forse era meglio tenere un profilo più basso.

giovedì 12 settembre 2013

Fermata: Rio de Janeiro | La vita è bella

1986, Milano. Lucia esce dalla sua casa in Città Studi, di fretta come al solito, spingendo la carrozzina e cercando di dare un minimo di ordine a quell'esercito di altri tre che deve accompagnare e distribuire tra asilo e scuola. Attraversa la strada e si butta nel parchetto, per tagliare la piazza e accorciare la strada. Sulle panchine del parco nota tre persone, che hanno evidentemente passato la notte lì. Non è la prima notte, e non è la prima volta che si accorge che c'è gente che dorme su quelle panchine. Ma nessuno di loro è un barbone, è evidente. Chi saranno? Questa volta vuole andarci a fondo. Quando tornerà indietro, solo col piccolo, si prenderà il tempo per chiedere e capire.

lunedì 2 settembre 2013

Fermata: Sforza - Andreani | Il primo diacono immigrato

La cosa che l'ha sempre sostenuto, durante la crisi economica nel suo Paese, poi nella solitudine del freddo di una città che non lo aspettava, e ancora nella ricostruzione di una vita per la sua famiglia a Milano, è stata la sua fede. È la sua forza tutti i giorni.

Fuori dal finestrino della 94 Felix vede i giardini della Guastalla, sulla sinistra, e il retro dell'università sulla destra. Prenota la fermata, scende, svolta in via Laghetto fino a costeggiare la chiesa di Santo Stefano. È qui che da alcuni anni si radunano le comunità cattoliche dei sudamericani e dei filippini presenti a Milano, e questo luogo è per lui e per la sua famiglia un punto di riferimento importante.

venerdì 9 agosto 2013

Fermata: Campania - Corsica | Le vacanze di Chiara

Da oggi pomeriggio Chiara è in ferie, finalmente. È contenta, perché da domani potrà dedicare più tempo a ciò che durante quest'anno è stato relegato solo al fine settimana. No, non viaggerà, e non lascerà nemmeno Milano. Finalmente potrà dedicare più tempo ai “suoi” bambini, quelli con cui sta nelle sue ore da volontaria.

Lei ha 56 anni, due figli, due nipoti e un cane. Lavora come impiegata dal lunedì al venerdì e dedica il sabato o la domenica al volontariato. Ha iniziato la scorsa estate, leggendo un'intervista a un'altra volontaria e pensando che anche a lei sarebbe piaciuto fare la stessa cosa. Così ha contattato l'associazione L'abilità, ha incontrato Franca, la responsabile, hanno parlato, ha visitato la comunità e si è innamorata.

lunedì 5 agosto 2013

Fermata: Casa di reclusione | Volontarie evasioni

Che esca dal carcere anche se è un detenuto, è vero. Ma la sua non è un'evasione, è tutto legale.
Simone esce per lavorare, durante il giorno. A volte esce anche la sera, per andare a fare volontariato.
È possibile? Sì, grazie a un numero: il 21.

21 è l'articolo dell'ordinamento giudiziario che permette, in determinati casi, il lavoro fuori dal carcere.
21 è anche il nome dell'associazione che, insieme ad altri quattro "compagni di cella", ha fondato.
Ma partiamo dall'inizio.