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martedì 7 giugno 2016

Prendersi cura della terra, assaporarne i frutti. La vita in un anno di scuola.

Scoprire i ritmi della terra e delle stagioni.
Imparare anche la pazienza, e a saper aspettare.
Osservare la vita che nasce da un piccolo seme messo nella terra e accudito giorno dopo giorno.
Prenderne in mano i frutti: osservarli, toccarli, annusarli e infine assaggiarli, assaporarli con tutti i sensi.
Prendersi cura del nostro pianeta, a partire da tanti piccoli gesti.



È stato un anno denso di vita quello che stanno per chiudere i bambini della scuola dell'infanzia di Caccivio, e che le insegnanti delle formiche, api, grilli, farfalle e cocccinelle – questi i nomi delle cinque sezioni della scuola – hanno presentato ai genitori in occasione della consegna dei diploma ai “grandi”, una cinquantina di alunni dell'ultimo anno che a settembre andranno in prima elementare.

giovedì 7 gennaio 2016

Il verde del padiglione di Israele: che fine ha fatto?



Sui giornali e in molti gruppi – seguitissimi – su Facebook c'è ancora molta curiosità sul destino dei padiglioni dell'area, sullo stato dei lavori e sui progetti futuri, sul riutilizzo degli arredi (proprio di questi giorni è la notizia del riposizionamento delle panchine della Germania in un parco milanese).
Parte del verde è stato recuperato da una squadra di volontari che si è presa a cuore questo progetto e che ha salvato molte delle piante per cui non era stato pensato un nuovo utilizzo.


Al padiglione di Israele, che vantava una intera “parete verde”, ha lavorato una ditta di professionisti.
Guido Bertini, giovane imprenditore a capo della GB Irrigazione, ha avuto l'appalto per smontare il “vertical field” (il campo verticale) del padiglione di Israele. E ce lo ha raccontato.

«È stato emozionante ritornare nel sito a manifestazione conclusa.
Ho visitato il sito di Expo in diverse occasioni, sia di giorno che di sera. Il decumano che ricordo ad agosto come un fiume di persone che con il loro chiacchierare e osservare rendevano vivo il sito, oggi è una strada a doppio senso dove passano i mezzi per lo smantellamento. Camion, ruspe, cassoni, furgoni...».

Lui e i suoi addetti in pratica hanno smontato gli oltre 6500 moduli che componevano la parete verde, li hanno posati su bancali e poi trasferiti in un magazzino per la lavorazione successiva.
Dunque, non tutto viene buttato.
«La parete è composta da una struttura che sostiene i moduli. La struttura di ferro è parte del padiglione stesso e sarà demolita e recuperata.
L'impianto d'irrigazione, invece, è composto da diversi elementi. Ad oggi sono stati tutti recuperati e stoccati in magazzino. Di alcuni componenti dovremo valutare le condizioni attuali e quali sono le possibilità di recupero in nuovi progetti. Il recupero sarà intorno al 90%.
Infine, per quanto riguarda i moduli, questi verranno completamente svuotati dalle essenze coltivate, poi recuperati e stoccati per i prossimi progetti; butteremo solo quelli danneggiati e quindi irrecuperabili».

giovedì 1 ottobre 2015

Fermata: Padova-Pasteur | Il mondo in un... caffè corretto

Juana vive nel piccolo villaggio di San Gaspar Chajul, in Guatemala. Lavora in una piantagione, e come i suoi antenati Maya crede che la terra vada rispettata, che si vive insieme alla terra, alla natura, non sulle sue spalle.

Mauro vive in provincia di Lecco, sta sulla sedia a rotelle, e al momento è impiegato in una cooperativa che confeziona capsule – in materiale completamente riciclabile – per le macchinette del caffè.

Marco risponde al telefono di un call center, e riceve gli ordini dei clienti, li registra, li processa. Lui, invece, sta nel carcere di Opera, è detenuto, ma i clienti dall’altra parte del telefono non lo sanno.

Le vite di Juana, Mauro, Marco si incrociano in una tazzina di caffè, in un locale di via Padova a Milano. Il locale si chiama Beso, vende macchine per il caffè e le relative capsule realizzate con prodotti del commercio equo e solidale del circuito Fairtrade distribuiti dalla cooperativa Chico Mendes.

giovedì 10 settembre 2015

La spesa vicina e giusta delle famiglie di Novate

Spesa al Gas di Novate Milanese
Paolo, da dieci anni, ormai al supermercato ci va pochissimo.

La verdura la compra da un contadino di Vimercate.
Il formaggio direttamente da un caseificio del bresciano. 
Per la carne si rivolge agli allevatori del Parco Sud di Milano. 
Mentre arance e olio li fa arrivare da un produttore siciliano. 

E con alcuni di loro, dopo tanti anni, il rapporto non è più solo quello tra venditore e cliente, ma c’è una relazione di fiducia, di collaborazione, con alcuni anche di amicizia.

Ma la famiglia di Paolo non è l’unica ad aver fatto questa scelta. 
A Novate Milanese, insieme a lui, sono sessanta le famiglie che da tempo si sono organizzate in un gruppo e decidono da chi comprare e cosa. C’è chi si occupa della frutta e della verdura, chi della carne, chi della pasta e, ciascuno per il settore che gli è affidato, si occupa di contattare i fornitori, inoltrare gli ordini, distribuire poi le spese fatte.

Paolo, padre di famiglia con due figli ormai adulti, di cui uno ancora in casa, è il coordinatore di questo Gas – Gruppo di acquisto solidale – che ha fondato, insieme a una decina di altre famiglie, ormai dieci anni fa.

lunedì 7 aprile 2014

Fermata: Padova - Pasteur | Tutti pazzi per il fashion solidale


Quel vestito l'aveva visto in un negozio di Berlino, e ci aveva fatto una malattia. Se ne era proprio innamorata.
Era stata proprio sul punto di comprarlo, ma poi la logica del portafoglio aveva vinto sul colpo di fulmine.
E adesso se lo trova davanti così, quasi a tradimento, in una vetrina di via Padova. Proprio lui, con quel suo blu elettrico che sembra quasi dirle «dai Giovanna, questa volta sono qui per te».
Anche perché questa volta costa un decimo, e Giovanna nel negozio ci entra, oltre al vestito blu compra altri due capi, in condizioni perfette, ed esce che ha speso una ventina di euro.
Questo negozio è stata una gran scoperta, pensa Giovanna, d'altronde le piacciono i vestiti belli, di marca - che male c'è? A quanta gente piacciono? - e qui ha anche la soddisfazione, oltre al risparmio sul portafoglio, che la sua passione per la moda ha anche un'utilità per gli altri.

lunedì 14 ottobre 2013

L'albergo dove i rifugiati accolgono

Questa volta La paura non fa 90 va in trasferta. Esce da Milano e raggiunge la Val Camonica.
Dove mi sono imbattuta – per caso – in una storia che non poteva non essere raccontata. Perché il caso forse non esiste.

Una vista della Val Camonica
Anche in Val Camonica hanno avuto paura, un paio di anni fa, paura “dell'invasione”: di oltre duecento richiedenti asilo che sono stati sbattuti nei paesini della Valle senza alcuna preparazione per nessuno, per loro, né per gli abitanti. Il rischio di insuccesso e intolleranza era praticamente sicuro. 

Ma la vicenda ha preso una piega diversa.