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lunedì 13 marzo 2017

I bambini maschi che non possono ballare

Giocare con la gonna nel parco:
cose da femmina, cose da maschio?
Diciamo sempre alle nostre figlie femmine che non ci sono giochi da maschio o da femmina, che non ci sono lavori da maschio o da femmina, che i lavori in casa vanno divisi perché tutti abbiamo degli impegni fuori e nessuno può sobbarcarsi in casa anche la parte degli altri.

D'altronde il sistema dei turni di pulizia nelle case in condivisione da universitari insegna: non è che le femmine si mettono a pulire anche per i maschi, maffigurati.

Si parla tanto di educare le bambine all'idea che potranno scegliere qualunque lavoro.
Qualunque studio. Qualunque sport.

Però, passato l'8 marzo, io lo dico: a me, i bambini maschi, molte volte fanno pena.

lunedì 23 novembre 2015

La valigia pronta di Elena. In viaggio per le donne

Elena è partita di nuovo, dopo aver pubblicato sul suo profilo Facebook la foto della sua valigia, pronta e chiusa.

Destinazione, questa volta, Kenya: a lavorare per un nuovo progetto umanitario.

Elena è una cooperante, ed è al suo terzo progetto in un paese del Sud del mondo: prima in Nicaragua, poi nella Repubblica Democratica del Congo, a lavorare soprattutto con le donne.

Nel quartiere Nuova Vida, alla periferia estrema di Managua, dove lei ha vissuto la sua prima esperienza di questo genere all'estero, l'associazione Redes de Solidaridad opera a sostegno di donne, bambini e disabili.

Donne e bambini, spesso, hanno subito violenze in famiglia o sessuali. La cultura machista e la povertà peggiorano le cose. Elena ha lavorato qui, in servizio civile, un anno.

lunedì 7 settembre 2015

Acqua piovana per il campo di Teresiah

Foto: Campagna One human family. Food for all
Teresiah è una madre single, oggi vive in Kenya nella provincia di Nyeri, proprio al centro del Paese africano.

Aveva sempre vissuto vendendo cereali prima, e legname più tardi. La vita le sparigliò le carte, però, con le violenze che dilaniarono il Kenya dopo le elezioni del 2008. 
Allora fu costretta a spostarsi e poi, sei anni fa, ebbe l’occasione di affittare un piccolo appezzamento di terreno e decise di provare a coltivarlo. Ci piantò mais, fagioli e patate.

I primi esperimenti non andarono tanto bene, il mais era più difficile da coltivare rispetto alla regione da cui veniva, le condizioni climatiche e i terreni erano diversi, qui serviva più acqua.

Lasciò perdere il mais e ci riprovò con le patate: i risultati furono decisamente migliori.

Ma le cose cambiarono davvero quando venne a conoscenza di un progetto che la Caritas di Nyeri, in collaborazione con Caritas Germania, stava proponendo per la lotta alla siccità attraverso la raccolta sistematica delle acque piovane. 
Sembrava un’idea poco realizzabile e molti nutrivano dei dubbi, ma lei no, e aderì al progetto.

venerdì 4 settembre 2015

Donne e sviluppo in una mostra. Quei tesori nascosti in Expo

In molte parti del mondo le donne hanno un accesso più difficile, rispetto agli uomini, a risorse come il credito, l’istruzione e la terra, nonostante siano loro le principali produttrici di cibo a livello mondiale.

Se riuscissimo a cancellare questa discriminazione tra uomini e donne, in tutto il mondo, avremmo centinaia di migliaia di persone fuori dal rischio fame.

Queste donne vivono nell’area di Gisuru, in Burundi. Caritas qui sta aiutando i rifugiati burundesi che fanno ritorno dai campi profughi in Tanzania.

Sapete che anche su questo si riflette in quella che può essere solo una grande giostra, cioè Expo?
Già, contenuti ce ne sono. Contenuti forti. Basta cercarli.
Ad esempio all'Edicola Caritas.
Sarò di parte, ma proprio qui dietro il loro piccolissimo padiglione (se arrivate con metropolitana o treno, subito all'inizio del decumano sulla destra), vi aspetta la mostra fotografica Donne, cibo e sviluppo.

Dando alle donne istruzione, accesso al lavoro e a condizioni di lavoro dignitose, fornendo loro assistenza sanitaria e accesso ad altri servizi di base, la fame e la povertà non sarebbero più una condanna che si trasmette di generazione in generazione.
Le voci delle donne potrebbero essere udite e il loro potenziale finalmente esprimersi.

Questo il messaggio che accompagna le immagini.

giovedì 20 agosto 2015

Fineza Teta, l'Angola, le donne

Inaspettata, sorprendente, emozionante.
Potentemente femminile. 





È Nsongo, la mostra dell’artista angolana Fineza Teta che ho visto ieri al padiglione Angola in Expo Milano 2015.
È visitabile in questo mese di agosto.


martedì 3 giugno 2014

Fermata: Cenisio - Induno | Solo le arabe fanno figli

Mi chiamo Elena. Ho trent'anni e aspetto una bambina, sono al settimo mese di gravidanza.
Stefania invece è una mia amica di infanzia. Anche lei ha trent'anni, e oggi la sto andando a trovare, in ospedale, perché ieri ha partorito il suo bambino.
È andato tutto bene e sono molto contenta per lei.

Entro nell'ascensore dell'ospedale insieme a un medico, sta andando al mio stesso piano.
Non l'ho mai visto, non lo conosco, mi sorride e sembra gentile. «Immagino che vada in ginecologia», mi dice. 
«Sì, ma oggi non per me, vado a trovare un'amica», gli rispondo.
È allora che dice una cosa che al primo momento stento di aver sentito davvero.

giovedì 22 maggio 2014

Fermata: Ripamonti - Isonzo | Il post partum di Valentina

Valentina e la sua bambina
Credit: www.post-partum.it
Mi viene da sorridere quando di sé mi dice «Credo di avere pochissime capacità, una di queste è scrivere abbastanza bene. Abbastanza, eh!». Di sicuro, penso, ecco la bassissima autostima tipica di noi donne.
Eppure lei ha dimostrato di avere una grande forza e di sapere uscire da una situazione difficile. Chiedendo aiuto, perché chi è forte sa quando è il momento di chiedere aiuto.

Valentina ha 31 anni, oggi fa la giornalista freelance, un lavoro che - dice - le è capitato un po' per caso mentre stava tentando la carriera universitaria che poi ha abbandonato.
Un paio d'anni fa, come è piuttosto normale a questa età, si è sposata, e qualche mese dopo è nata la sua bambina.
Nulla di strano, nulla di “anormale”.
Qualcosa però, dopo la nascita di Paola, è andato storto.

lunedì 12 maggio 2014

Fermata: Gabbro – Assietta | Donne che si reinventano. Al #MammaCheBlog

  • In Italia, lo scorso anno, una neo mamma su quattro ha lasciato o perso il lavoro che svolgeva quando era incinta. 
  • A distanza di due anni dalla nascita del figlio, solo la metà delle mamme italiane hanno un lavoro.
  • Oggi in Italia il 53,5% delle donne in età lavorativa non lavora. 
  • Sul totale della popolazione femminile italiana, solo il 40,7% ha un lavoro, mentre la media europea è del 58,5%.
  • In Italia, in una coppia ogni tre – tra i 25 e i 54 anni – la donna non percepisce redditi; in Francia la stessa situazione capita in una coppia su dieci e in Spagna in una su cinque. 
(Dati Istat 2012)

È il quadro che racconta di un Paese che ancora non mette in campo adeguati strumenti che permettano la conciliazione famiglia-lavoro, e a farne le spese sono le donne. Che spesso non vogliono fare “solo le mamme”, e a volte si arrangiano come possono, che provano a reinventarsi un lavoro, anche molto diverso da quello di prima, mettendo in campo le proprie risorse e capacità e ripartendo dalle proprie passioni.

venerdì 9 maggio 2014

Casalinghe per scelta o per forza?

La serie tv Desperate Housewives
Dici “casalinghe disperate” e ormai ti immagini un pugno di donne perfette dai capelli ai tacchi, che occupano il tempo scambiandosi torte e pettegolezzi e tuttalpiù assassinando qualche vicino. Ma la realtà italiana è molto lontana dalla nota serie tv americana, anche se ancora non siamo affatto un Paese per donne al lavoro.

Oggi in Italia, infatti, il 53,5% delle donne in età lavorativa fa la casalinga, e secondo il Rapporto Istat 2012 le donne con un lavoro sono solo il 40,7% dell’intera popolazione femminile. Numeri che raccontano come siamo ancora lontani dalla realtà europea, se è vero che da noi in una coppia su tre la donna – tra i 25 e i 54 anni – non percepisce redditi, mentre in Francia la stessa situazione capita in una coppia su dieci e in Spagna in una su cinque. E anche se il numero dei casalinghi uomini è in crescita (secondo i dati Istat sulle forze di lavoro nel 2011 erano 125mila, un dato che ha registrato un +41% dall'anno precedente), sono pur sempre solo l’1,1% delle persone che si dedicano esclusivamente alla cura di casa e famiglia.

lunedì 31 marzo 2014

Fermata: L.go Gemito | Sempre una sarta perfetta

La sua mamma, e la sua nonna prima di lei, non lavoravano.
Loro erano addette alla famiglia e alla casa.
Le donne, nella loro cultura, non dovevano lavorare. Il lavoro fuori casa era cosa da uomini.
E lei è cresciuta così.
Ma poi le cose sono cambiate, perché con la guerra del 1999, la sua famiglia si è trovata a scappare dal Kosovo ed è arrivata in Italia, clandestina.
Oggi Jiliana la pensa diversamente. Ha 23 anni e finite le scuole, quattro anni fa, si è trovata a fare un corso di cucito e oggi lavora come sarta.
Lavora, anche se è una donna rom.

martedì 25 marzo 2014

Fermata: Civitavecchia - Orbetello | Pane zingaro

Sono meno istruite degli uomini, più gravate dal peso del lavoro domestico e di cura, all'interno della famiglia.
Sono più discriminate, hanno meno amici al di fuori della loro comunità d'appartenenza, spesso sono costrette all'elemosina, e altrettanto spesso viene loro impedito di lavorare.
Sono le più escluse all'interno di una comunità che nel nostro Paese già vive una forte esclusione.
Al tempo stesso, però, sono capaci di lottare e riscattarsi, quando vengono date loro delle vere opportunità.
Sono le donne rom che vivono in Italia. Come Loredana, che però un lavoro ce l'ha e ci tiene pure.

sabato 22 marzo 2014

Fermata: Segantini – Gola | Sono nata il 21 a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.

Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe
sui grossi frumenti gentili

e piange sempre la sera
forse è la sua preghiera. 
(Alda Merini) 

mercoledì 19 marzo 2014

Fermata: Sammartini – San Valentino | Il catering solidale delle donne dal mondo

Di solito vanno a ondate, e rispecchiano guerre, rivoluzioni, carestie.
Oggi, al centro di accoglienza per donne rifugiate di via Sammartini, ci si aspetterebbe di trovare le donne scappate dalla Siria, e ce ne sono in effetti, tante.
Ci si aspetta tunisine, donne egiziane, ragazze arrivate dalla Libia, e ci sono.
Ci sono, come si può immaginare, le donne che da tanti anni arrivano dal Corno d'Africa: somale, eritree, etiopi.
E poi c'è lei, che sembra quasi fuori luogo.
Perché se si dice rifugiati dall'America Latina si pensa al massimo alle cilene o alle argentine scappate dalle dittature militari degli anni '70 e e '80, non a Soledad.
Soledad, che è scappata dal Perù.
Soledad, che è arrivata a Milano solo da un anno.
Soledad, che si trascina dietro «problemi antichi», dice lei, «problemi politici», «problemi della mia famiglia», e poi si rifiuta di parlare e di aggiungere altro.

giovedì 23 gennaio 2014

Fermata: Policlinico | Una porta sbagliata

Legge 22 maggio 1978 n. 194, art. 5 
Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.

giovedì 16 gennaio 2014

Fermata: Policlinico | Ago, filo e due linee rosa

Ornella aveva ventotto anni quando rimase incinta: davanti alle due linee del test di gravidanza positivo si sentì crollare il mondo addosso.
Era venuta a Milano dal Sud Italia, lasciando la rete protettiva della sua famiglia, solo per poter lavorare come sarta in una casa di moda, ma finora aveva avuto solo contratti a termine. E questa volta, ne era sicura, non gliel'avrebbero rinnovato.

martedì 3 dicembre 2013

Fermata: Bovisa Politecnico | Le domande di Joy

Joy indossa degli stivali neri, una gonna di jeans, una maglione rosso fuoco e in testa un foulard rosso uguale, ha la pelle color cappuccino e il viso stanco. 
Ha iniziato il lavoro stamattina alle 5 e ha staccato nel primo pomeriggio. Ha pulito uffici, corridoi, bagni, scale. Ora si siede sul treno e va verso casa.
Se c'è una cosa che non ha ancora capito dei milanesi è perché non si parlino, quando si siedono su questi treni, e gli sguardi si incrociano e si guardano negli occhi.

lunedì 25 novembre 2013

#25N: Giornata contro la violenza sulle donne

Ci sono un uomo e una donna, in casa.
Iniziano a gridare.
O meglio: lui inizia a gridare, lei cerca di difendersi.
Poi lui alza le mani, e la picchia. Picchia la sua compagna.
Lei, dopo, davanti allo specchio, si guarda, si trucca, cerca di coprire i segni della violenza.
Lui esce e va al lavoro, in ufficio, le sue mani macchiate di rosso.

Le mani di lui non sono le sole macchiate, però: quelle del barista in pausa pranzo, di un professionista in giacca e cravatta, di un tassista al volante, di un giardiniere al lavoro, settecentosessantanove mani tutte segnate di rosso.

lunedì 11 novembre 2013

Lo sguardo di Giulia

È lo sguardo di chi si è messo dietro una macchina fotografica e ha provato a rappresentare il dramma della violenza contro le donne.

È lo sguardo di chi ha partecipato al concorso nazionale lanciato, appunto, da Gi.U.Li.A. (la rete nazionale delle giornaliste unite libere autonome) per denunciare, con l’immediatezza delle immagini, che le umiliazioni, gli schiaffi, i pugni o, peggio ancora, le coltellate, sono sempre sinonimo di sopraffazione, mai di affetto.

giovedì 31 ottobre 2013

Fermata: Galeno – Breda | Gli anziani di Villa San Giovanni

La Carla e il Gianni arrivano nel primo pomeriggio, come tutti i mercoledì, mano nella mano.
A casa hanno mangiato il loro piatto di pasta, un pezzo di formaggio, hanno bevuto il caffè, poi la Carla ha lavato quei due piatti e quattro posate mentre il Gianni inveiva contro il solito telegiornale, si sono presi per mano, come due fidanzatini, e via verso il loro mercoledì pomeriggio.

A Villa San Giovanni ci abitano da quando avevano venticinque anni ed erano giovani e innamorati, ma per oltre trent'anni quasi non l'hanno conosciuto, il loro quartiere. Si partiva il mattino verso il lavoro e si tornava la sera, stanchi. Hanno dovuto aspettare la pensione, per riprendere in mano il tempo e le tante cose che ancora si potevano fare insieme.
Che poi, insieme...

La Carla ha sempre da brontolare, «nemmeno qua stiamo insieme, te stai giù a giocare a carte e non vieni mai su alle nostre conferenze».
«Venire su dove – ribatte il Gianni – che siete tutte donne e sembra di stare in un pollaio. No no, va ben inscì, dai. Io sto coi miei amici che c'abbiam da lavorare, e tu stai su con le tue donne. Siam qua insieme lo stesso».

mercoledì 2 ottobre 2013

Fermata: Volta | Questa è violenza, non troppo amore


Son capaci tutti, adesso, di parlare.
Si riempiono la bocca di discorsi sulla violenza, di paroloni, "femminicidio", riempiono pagine di giornali e talk show.
Se ne sono accorti adesso, loro. Come se fosse cosa nuova.
Io, ad esempio, me ne sono accorta da almeno trent'anni.

No beh, forse non proprio trenta. All'inizio non me ne ero accorta, no.

Non ci facevo caso, oppure pensavo è normale, succederà anche alle altre, non è niente, è stato solo uno scatto d'ira, è fatto così.
Erano momenti, poi passavano.