giovedì 16 gennaio 2014

Fermata: Policlinico | Ago, filo e due linee rosa

Ornella aveva ventotto anni quando rimase incinta: davanti alle due linee del test di gravidanza positivo si sentì crollare il mondo addosso.
Era venuta a Milano dal Sud Italia, lasciando la rete protettiva della sua famiglia, solo per poter lavorare come sarta in una casa di moda, ma finora aveva avuto solo contratti a termine. E questa volta, ne era sicura, non gliel'avrebbero rinnovato.

Al primo colloquio gliel'avevano anche chiesto esplicitamente: “Lei è sposata? Intende avere figli?”. L'anno successivo alla sua collega Sara era già toccato il destino a cui sicuramente sarebbe andata incontro lei: al momento del rinnovo del contratto di collaborazione, con la pancia già di qualche mese, con tutta la naturalezza del mondo Sara si era sentita dire che non c'era più lavoro per lei.
Come se la storia del lavoro non bastasse, il fidanzato di Ornella, alla notizia della gravidanza, dichiarò compostamente che lui non si sentiva pronto, e che tutto sommato non era un problema suo. Insomma, grazie e arrivederci.
Ornella si ritrovò così completamente sola e con al prospettiva di disoccupazione da lì a pochi mesi. Fu a questo punto che arrivò al Cav, quasi per caso.
«In quel periodo – racconta Paola Bonzi, fondatrice del Centro di aiuto alla vita della Clinica Mangiagalli – avevamo aperto una cooperativa grazie alla quale riuscivamo a far lavorare anche una quarantina di persone all'anno con lavori di maglieria, sartoria, pittura su stoffa...». Quando proposero a Ornella la possibilità di lavorare come sarta con loro, lei si illuminò, e decise di tenere il suo bambino.
«Risolto il suo problema economico, avrebbe affrontato tutte le difficoltà pur di non perdere il suo bambino. Oggi - raccontano al Cav - Ornella è sposata (con un altro) e ha avuto un secondo figlio».
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