Visualizzazione post con etichetta maternità e famiglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta maternità e famiglia. Mostra tutti i post

martedì 23 maggio 2017

3 domande (e risposte) sui vaccini

La paura non fa 90 - 3 domande sui vaccini


Nei giorni scorsi, all'ormai tradizionale incontro di formazione primaverile per le mamme blogger - il MammaCheBlog, che si tiene a Milano da qualche anno grazie all'organizzazione di Fattore Mamma - un workshop è stato dedicato a uno dei temi caldi, caldissimi, di questi mesi: quello dei vaccini.

Una scelta di responsabilità, io credo, da parte delle organizzatrici.


lunedì 13 marzo 2017

I bambini maschi che non possono ballare

Giocare con la gonna nel parco:
cose da femmina, cose da maschio?
Diciamo sempre alle nostre figlie femmine che non ci sono giochi da maschio o da femmina, che non ci sono lavori da maschio o da femmina, che i lavori in casa vanno divisi perché tutti abbiamo degli impegni fuori e nessuno può sobbarcarsi in casa anche la parte degli altri.

D'altronde il sistema dei turni di pulizia nelle case in condivisione da universitari insegna: non è che le femmine si mettono a pulire anche per i maschi, maffigurati.

Si parla tanto di educare le bambine all'idea che potranno scegliere qualunque lavoro.
Qualunque studio. Qualunque sport.

Però, passato l'8 marzo, io lo dico: a me, i bambini maschi, molte volte fanno pena.

sabato 19 marzo 2016

Auguri ai papà. Soprattutto a quelli #sconfinati, che sono «fortissimi»

Foto del progetto #Sconfinati
«Il mio nome è Omama, mi hanno detto che il presidente americano si chiama quasi come me.
Io però ho 8 anni e sono siriana.

Vivevo ad Aleppo con la mia mamma, il mio papà, un fratello più grande di me e una sorellina. Un anno fa una bomba ha distrutto la nostra casa e abbiamo vissuto per un po' in una tenda, alla periferia della città. Poi la mia mamma ha avuto un altro bambino, che oggi ha sei mesi.
Il mio papà, che lavorava come muratore, ha messo insieme tutti i nostri soldi e ha comprato i biglietti per un aereo per la Turchia, e così abbiamo lasciato il nostro Paese.

Quando siamo andati dalla Siria alla Turchia, abbiamo attraversato colline e montagne. Il mio papà è così forte che, per la maggior parte del tempo, ha portato i miei fratellini piccoli sulle spalle. E a volte ha portato anche me. 

sabato 19 settembre 2015

Un Tondo in Expo Spagna. Nutrire il mondo parte da qui

Qualche immagine del padiglione della Spagna in Expo in un giorno di pioggia



Anche quando si tratta di immagini, quello che mi colpisce sono soprattutto le parole.

venerdì 28 agosto 2015

La canonica delle famiglie che condividono


Versano gli stipendi in una cassa comune. Poi, ogni inizio del mese, ciascuna famiglia preleva quanto prevede che servirà per le proprie esigenze.
Lo fa dopo una riflessione attenta, non con sacrificio ma con sobrietà, nel rispetto delle altre famiglie e nella fiducia gli uni negli altri.

Ma non mettono insieme solo i soldi: quello che condividono è la vita quotidiana.
Condividono gli spazi comuni del cortile, dove vivono un po’ come si viveva una volta, a porte aperte.
E soprattutto si scambiano le esperienze, i loro vissuti di famiglia: condividono le parole, in una reciprocità che fa crescere i singoli, le famiglie, l’intera comunità.

È questo il tipo di vita che hanno scelto Francesco e Laura per la propria famiglia, quando sette anni fa hanno aderito al progetto di costruzione di una comunità di famiglie a Mezzago, dove ora vivono con i loro cinque figli più uno in affido, fianco a fianco con altri cinque nuclei familiari. 

giovedì 20 agosto 2015

Fineza Teta, l'Angola, le donne

Inaspettata, sorprendente, emozionante.
Potentemente femminile. 





È Nsongo, la mostra dell’artista angolana Fineza Teta che ho visto ieri al padiglione Angola in Expo Milano 2015.
È visitabile in questo mese di agosto.


martedì 3 giugno 2014

Fermata: Cenisio - Induno | Solo le arabe fanno figli

Mi chiamo Elena. Ho trent'anni e aspetto una bambina, sono al settimo mese di gravidanza.
Stefania invece è una mia amica di infanzia. Anche lei ha trent'anni, e oggi la sto andando a trovare, in ospedale, perché ieri ha partorito il suo bambino.
È andato tutto bene e sono molto contenta per lei.

Entro nell'ascensore dell'ospedale insieme a un medico, sta andando al mio stesso piano.
Non l'ho mai visto, non lo conosco, mi sorride e sembra gentile. «Immagino che vada in ginecologia», mi dice. 
«Sì, ma oggi non per me, vado a trovare un'amica», gli rispondo.
È allora che dice una cosa che al primo momento stento di aver sentito davvero.

giovedì 22 maggio 2014

Fermata: Ripamonti - Isonzo | Il post partum di Valentina

Valentina e la sua bambina
Credit: www.post-partum.it
Mi viene da sorridere quando di sé mi dice «Credo di avere pochissime capacità, una di queste è scrivere abbastanza bene. Abbastanza, eh!». Di sicuro, penso, ecco la bassissima autostima tipica di noi donne.
Eppure lei ha dimostrato di avere una grande forza e di sapere uscire da una situazione difficile. Chiedendo aiuto, perché chi è forte sa quando è il momento di chiedere aiuto.

Valentina ha 31 anni, oggi fa la giornalista freelance, un lavoro che - dice - le è capitato un po' per caso mentre stava tentando la carriera universitaria che poi ha abbandonato.
Un paio d'anni fa, come è piuttosto normale a questa età, si è sposata, e qualche mese dopo è nata la sua bambina.
Nulla di strano, nulla di “anormale”.
Qualcosa però, dopo la nascita di Paola, è andato storto.

lunedì 12 maggio 2014

Fermata: Gabbro – Assietta | Donne che si reinventano. Al #MammaCheBlog

  • In Italia, lo scorso anno, una neo mamma su quattro ha lasciato o perso il lavoro che svolgeva quando era incinta. 
  • A distanza di due anni dalla nascita del figlio, solo la metà delle mamme italiane hanno un lavoro.
  • Oggi in Italia il 53,5% delle donne in età lavorativa non lavora. 
  • Sul totale della popolazione femminile italiana, solo il 40,7% ha un lavoro, mentre la media europea è del 58,5%.
  • In Italia, in una coppia ogni tre – tra i 25 e i 54 anni – la donna non percepisce redditi; in Francia la stessa situazione capita in una coppia su dieci e in Spagna in una su cinque. 
(Dati Istat 2012)

È il quadro che racconta di un Paese che ancora non mette in campo adeguati strumenti che permettano la conciliazione famiglia-lavoro, e a farne le spese sono le donne. Che spesso non vogliono fare “solo le mamme”, e a volte si arrangiano come possono, che provano a reinventarsi un lavoro, anche molto diverso da quello di prima, mettendo in campo le proprie risorse e capacità e ripartendo dalle proprie passioni.

venerdì 9 maggio 2014

Casalinghe per scelta o per forza?

La serie tv Desperate Housewives
Dici “casalinghe disperate” e ormai ti immagini un pugno di donne perfette dai capelli ai tacchi, che occupano il tempo scambiandosi torte e pettegolezzi e tuttalpiù assassinando qualche vicino. Ma la realtà italiana è molto lontana dalla nota serie tv americana, anche se ancora non siamo affatto un Paese per donne al lavoro.

Oggi in Italia, infatti, il 53,5% delle donne in età lavorativa fa la casalinga, e secondo il Rapporto Istat 2012 le donne con un lavoro sono solo il 40,7% dell’intera popolazione femminile. Numeri che raccontano come siamo ancora lontani dalla realtà europea, se è vero che da noi in una coppia su tre la donna – tra i 25 e i 54 anni – non percepisce redditi, mentre in Francia la stessa situazione capita in una coppia su dieci e in Spagna in una su cinque. E anche se il numero dei casalinghi uomini è in crescita (secondo i dati Istat sulle forze di lavoro nel 2011 erano 125mila, un dato che ha registrato un +41% dall'anno precedente), sono pur sempre solo l’1,1% delle persone che si dedicano esclusivamente alla cura di casa e famiglia.

martedì 25 marzo 2014

Fermata: Civitavecchia - Orbetello | Pane zingaro

Sono meno istruite degli uomini, più gravate dal peso del lavoro domestico e di cura, all'interno della famiglia.
Sono più discriminate, hanno meno amici al di fuori della loro comunità d'appartenenza, spesso sono costrette all'elemosina, e altrettanto spesso viene loro impedito di lavorare.
Sono le più escluse all'interno di una comunità che nel nostro Paese già vive una forte esclusione.
Al tempo stesso, però, sono capaci di lottare e riscattarsi, quando vengono date loro delle vere opportunità.
Sono le donne rom che vivono in Italia. Come Loredana, che però un lavoro ce l'ha e ci tiene pure.

martedì 25 febbraio 2014

Fermata: Cusani - Broletto | La "Schiscetta" di Gabriel

Foto: Associazione Kayros
A casa, Gabriel era un bravo bambino. Non aveva mai dato particolari problemi, a scuola andava abbastanza bene, certo non era il primo della classe, ma la classe non può essere fatta solo di primi, e tutto sommato portare a casa sempre un po' più della sufficienza, in un età difficile come quella delle medie, poteva essere tollerato.
Non era uno di quelli con grandi impegni pomeridiani, qualche ora di judo e basta, niente oratorio, niente altre attività impegnative. Passava molto tempo con i suoi amici del quartiere, un po' al parchetto un po' a casa di uno o dell'altro, ma erano tutti ragazzi normali di famiglie bene. Mamma e papà erano tranquilli del loro Gabriel, insomma. Era uno di quelli che chiedeva la sua paghetta settimanale di dieci euro e se la faceva bastare.
Così credevano, mamma e papà.
Non sospettavano nulla, mamma e papà.

giovedì 23 gennaio 2014

Fermata: Policlinico | Una porta sbagliata

Legge 22 maggio 1978 n. 194, art. 5 
Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.

giovedì 16 gennaio 2014

Fermata: Policlinico | Ago, filo e due linee rosa

Ornella aveva ventotto anni quando rimase incinta: davanti alle due linee del test di gravidanza positivo si sentì crollare il mondo addosso.
Era venuta a Milano dal Sud Italia, lasciando la rete protettiva della sua famiglia, solo per poter lavorare come sarta in una casa di moda, ma finora aveva avuto solo contratti a termine. E questa volta, ne era sicura, non gliel'avrebbero rinnovato.

mercoledì 18 dicembre 2013

Fermata: Medea | O la spesa, o le tasse

Mi suona il cellulare.
È di nuovo Matteo.
Ci ho messo un po' a convincerlo a parlare, ma quando ha iniziato, è diventato un fiume in piena.
«Mi sono dimenticato, scriva anche che sono sette anni che non facciamo un giorno solo di vacanza».
Probabilmente si è dimenticato perché quello delle vacanze è solo il minore dei problemi, però nella stanchezza della situazione ci sta anche questo.

lunedì 25 novembre 2013

#25N: Giornata contro la violenza sulle donne

Ci sono un uomo e una donna, in casa.
Iniziano a gridare.
O meglio: lui inizia a gridare, lei cerca di difendersi.
Poi lui alza le mani, e la picchia. Picchia la sua compagna.
Lei, dopo, davanti allo specchio, si guarda, si trucca, cerca di coprire i segni della violenza.
Lui esce e va al lavoro, in ufficio, le sue mani macchiate di rosso.

Le mani di lui non sono le sole macchiate, però: quelle del barista in pausa pranzo, di un professionista in giacca e cravatta, di un tassista al volante, di un giardiniere al lavoro, settecentosessantanove mani tutte segnate di rosso.

mercoledì 2 ottobre 2013

Fermata: Volta | Questa è violenza, non troppo amore


Son capaci tutti, adesso, di parlare.
Si riempiono la bocca di discorsi sulla violenza, di paroloni, "femminicidio", riempiono pagine di giornali e talk show.
Se ne sono accorti adesso, loro. Come se fosse cosa nuova.
Io, ad esempio, me ne sono accorta da almeno trent'anni.

No beh, forse non proprio trenta. All'inizio non me ne ero accorta, no.

Non ci facevo caso, oppure pensavo è normale, succederà anche alle altre, non è niente, è stato solo uno scatto d'ira, è fatto così.
Erano momenti, poi passavano.

venerdì 27 settembre 2013

Fermata: Ciccotti | Il catering delle bambine che crescono

Foto agbonlus.org
Su Affori il cielo terso di una limpida mattina di settembre. Nel bel prato verde di una vecchia villa è in corso un ricevimento: un lungo tavolo, apparecchiato con tovaglie immacolate, su cui corre una fila ordinata di vassoi di paste, alzatine di torte pere e cioccolato, piatti di briosche. Dietro, intente a servire gli ospiti, quattro ragazze in divisa, camicia bianca e gilet nero.
Una di loro, però, ce l'ha bordeaux.

giovedì 19 settembre 2013

Fermata: Boiardo | Carmen della misericordia

Via Padova
Il giorno in cui incontrai Felix Juarez, verso sera avevo un appuntamento alla sede della cooperativa Comin, in quello spicchio di città multietnica compresa tra viale Monza e via Padova.

Fuori era già buio, nei locali della Comin non c'era più nessuno, tranne Carmen che mi aspettava per raccontarmi la storia dell'associazione di cui è presidente, La Misericordia.
Un'associazione al femminile, nata da donne per le donne. Soprattutto, da mamme per le mamme, sudamericane, immigrate a Milano.
Facciamo un passo indietro e torniamo a quella sera.

lunedì 2 settembre 2013

Fermata: Sforza - Andreani | Il primo diacono immigrato

La cosa che l'ha sempre sostenuto, durante la crisi economica nel suo Paese, poi nella solitudine del freddo di una città che non lo aspettava, e ancora nella ricostruzione di una vita per la sua famiglia a Milano, è stata la sua fede. È la sua forza tutti i giorni.

Fuori dal finestrino della 94 Felix vede i giardini della Guastalla, sulla sinistra, e il retro dell'università sulla destra. Prenota la fermata, scende, svolta in via Laghetto fino a costeggiare la chiesa di Santo Stefano. È qui che da alcuni anni si radunano le comunità cattoliche dei sudamericani e dei filippini presenti a Milano, e questo luogo è per lui e per la sua famiglia un punto di riferimento importante.