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martedì 25 ottobre 2016

Via Morlotti - Oroboni | Le case di chi prova a farcela da solo

Tonino oggi ha la sua casa, riesce a gestirsi la propria vita, i propri risparmi e anche la malattia. Certo, sempre prendendo i propri farmaci e sempre seguito dal suo psichiatra di riferimento, che lo ha incoraggiato quando è stato il momento di lasciare il nido e volare con le proprie risorse, ma riesce a fare una vita quasi normale, sicuramente autonoma.

Joseph ha 25 anni, abita a Casa Betulla - uno degli appartamenti di Residenzialità leggera della cooperativa Filo di Arianna pensati per chi soffre di malattie psichiatriche - e si sveglia ogni mattina prima delle 5. Esce presto di casa, prende l'autobus e va al lavoro. Tutte le mattine, da solo.
Lavora per una cooperativa sociale, si occupa della raccolta di imballaggi e rifiuti per una grossa catena di supermercati. Per lui questo lavoro è importantissimo, perché è il primo passo per tornare a farcela da solo.

venerdì 15 luglio 2016

Dopo di noi, durante noi. Il futuro delle persone con disabilità

Il Parlamento italiano ha approvato nelle scorse settimane la cosiddetta “legge sul dopo di noi”, che introduce il sostegno e l’assistenza alle persone con disabilità grave dopo la morte dei parenti che li accudiscono. 
 
Ma molte sono le realtà del privato sociale che lavorano con le famiglie per aiutare le persone con disabilità a costruire percorsi di autonomia.
Un viaggio tra alcune fondazioni, cooperative e associazioni che da tempo lavorano sul “dopo di noi” già “durante noi”.
Senza dimenticare la voce delle famiglie.


Ascolta qui il reportage:



venerdì 20 maggio 2016

La forza di Jolanda che combatte la depressione

La cosa che mi ha colpito di più di lei è stato l'aspetto.

Mi hanno colpito gli orecchini, grandi e colorati, abbinati alla collana.
Mi ha colpito il trucco, preciso, gli occhi marcati di nero e il mascara alle sopracciglia.
Mi ha colpito il modo di muoversi, composto, senza sbavature.
Jolanda non è certo una magra, ma non la definirei nemmeno grassa, o grossa. È così apparentemente “a posto” che è persino difficile trovare un termine adatto.

Mi ha colpito tutto questo soprattutto perché una delle prime cose che mi ha detto è che, se non avesse il centro diurno in cui venire tutte le mattine, lei non si alzerebbe nemmeno dal letto, e probabilmente passerebbe la giornata al buio, ad affondare nei pensieri neri.

Tutto questo mi ha colpito perché penso alla forza che deve avere ogni mattina questa donna che soffre di depressione – certo, deve avere anche gli psicofarmaci giusti, per carità – per uscire dal letto e tirarsi insieme così bene, così bella, con quale rispetto per se stessa, e mi vergogno della svogliatezza con cui certi giorni io mi infilo i jeans e il primo golf che mi capita a tiro.

venerdì 12 settembre 2014

Fermata: Lotto | In un'estate senza sole


Ha la pelle come un caramello scuro, un po' finto come il biondo dei suoi capelli. Insolito in questa estate quasi senza sole. Eppure la sua abbronzatura è vera, conquistata raggio dopo raggio in ciascun pomeriggio senza pioggia che ha passato a bordo vasca della piscina all'aperto.
Parla ininterrottamente con chi gli capita vicino, parla di sé, delle sue disavventure.
Oggi racconta di quando beveva: lo faceva già prima, un bicchiere di birra o di vino erano sempre di troppo. Ma poi, «durante», è stato lì che la situazione è degenerata. «Durante cosa?» chiede una delle due vicine di asciugamano, più per cortesia che per reale interesse.

martedì 10 giugno 2014

Fermata: Curiel - Lambro | Se le slot sono un gioco

Marco, Matteo e Luca hanno 15 anni e trascorrono spesso il loro tempo, specie in un sabato pomeriggio piovoso come questo, al centro commerciale.
In mano, come sempre, il cellulare. Social network aperti, mille app scaricate. Adolescenti come migliaia di altri.
Ci giocano, con le app. Anche con quelle, sempre più diffuse e numerose (ormai sono migliaia), che simulano le slot machine e il tavolo da poker.
Nessuno di loro gioca d'azzardo, per carità. Però con le app, capita, sì.

giovedì 22 maggio 2014

Fermata: Ripamonti - Isonzo | Il post partum di Valentina

Valentina e la sua bambina
Credit: www.post-partum.it
Mi viene da sorridere quando di sé mi dice «Credo di avere pochissime capacità, una di queste è scrivere abbastanza bene. Abbastanza, eh!». Di sicuro, penso, ecco la bassissima autostima tipica di noi donne.
Eppure lei ha dimostrato di avere una grande forza e di sapere uscire da una situazione difficile. Chiedendo aiuto, perché chi è forte sa quando è il momento di chiedere aiuto.

Valentina ha 31 anni, oggi fa la giornalista freelance, un lavoro che - dice - le è capitato un po' per caso mentre stava tentando la carriera universitaria che poi ha abbandonato.
Un paio d'anni fa, come è piuttosto normale a questa età, si è sposata, e qualche mese dopo è nata la sua bambina.
Nulla di strano, nulla di “anormale”.
Qualcosa però, dopo la nascita di Paola, è andato storto.

venerdì 11 ottobre 2013

Fermata: Romana - S. Sofia | Gigi della Statale

“A Marta
perché tu sappia
nella vita saper trovare
e dare amore
ciao
Luigi”


Chi se lo ricorda, Gigi? È ancora lì?
La mattina in cui mi scrisse questa dedica era una come tante mattine degli anni universitari passate a studiare in biblioteca centrale della Statale. Avevo in mano Gita al faro di Virginia Woolf, e lui me lo prese e ci scrisse sopra, quando entrai e puntai l'ultima fila in fondo a sinistra per salutarlo. Un piccolo rito a cui teneva tanto. Quanti dei ragazzi che riempivano la biblioteca ogni giorno sapevano chi fosse?

martedì 9 aprile 2013

Fermata: Viale Molise


Un uomo sui sessanta scende dal filobus della circolare 90 a metà di viale Molise, si incammina barcollando e scuotendo la testa verso piazzale Cuoco, ma dopo un centinaio di metri si gira e torna indietro. Lo fa per altre dieci volte, prima di decidersi a proseguire verso il suo malconcio appartamento nel caseggiato di via Etruschi.
Se la scena può apparire strana in qualunque altro posto, non lo è qui, quartiere Molise-Calvairate, una sorta di periferia disagiata a dieci minuti di tram da piazza Duomo. Questa, con i suoi tremila alloggi Aler compresi tra piazza Martini e piazzale Cuoco, è la zona di Milano con la più alta concentrazione di persone con disagio psichico.
Sette sofferenti psichici, in media, in ogni caseggiato popolare.
Centocinquantacinque, in totale, le persone affette da disturbi mentali.
Non quantificabili coloro che hanno problemi mentali e gravitano in zona, compresi molti clochard, che sono fuori dal circuito di aiuto.
Ecco a voi, signore e signori, il “quartiere del matti”, quartiere con il più alto tasso di malati psichici in tutta Europa.

martedì 12 marzo 2013

Fermata: Mac Mahon - Monte Ceneri


Un altro filobus della linea 90 passa sopra la sua testa, ferma e lei si lascia calpestare la testa, per l'ennesima volta, da uomini e donne che salgono e scendono e si spostano, come tante pedine, per tutta la città.
Lei, sotto il cavalcavia Bacula, approfitta del primo giorno di sole e vento dopo le piogge primaverili per stendere sulla recinzione della ferrovia tutti i loro  poveri stracci. Riccardo e Giona tra poco torneranno da scuola, insieme ai bambini di Lia, che pochi metri più in là ha acceso un fornelletto da campo per preparare qualcosa da mangiare per tutti.
Sotto il cavalcavia Bacula Lenuza, con il marito e i loro due figli, ci sta da quasi un mese. Sono arrivati lì insieme a un paio di altre famiglie quando l'ultimo campo in cui stavano era stato sgomberato, perché avevano detto che il terreno era contaminato da sostanze chimiche rilasciate da una ditta che proprio su quel terreno aveva avuto sede anni prima. Era un campo non autorizzato, è vero, ma non avevano trovato un posto migliore. Lì almeno c'erano altre famiglie che venivano dalla loro stessa zona della Romania.
Nel loro paesino vicino a Timishuara non c'erano opportunità, non c'era lavoro: certo avevano una casa vera e propria, fatta in muratura, ma nulla di cui vivere. Un rom è un rom anche in Romania: non lo vuole nessuno. Lei e Anton, con Riccardo ancora piccolo, erano partiti per l'Italia, come avevano già fatto alcuni fratelli di lei e di lui, decisi a trovare un lavoro qui e un futuro migliore per il piccolo e gli altri figli che Dio avrebbe loro mandato.