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martedì 6 giugno 2017

Ma com'è bello andare in camper per i colli bolognesi...


Ci sono persone che si conoscono on line, e quando ci incontra off line è un momento sicuramente speciale.

Roberto, Maddalena, Sebastiano e Ermanno li abbiamo incontrati su twitter, per caso, meno di un anno fa, e poi li abbiamo seguiti nelle loro avventure sul loro blog e sui canali social.
Loro sono tre esseri umani – di cui uno piuttosto piccolo – e un campervan decisamente eroico: Ermanno è un Fiat 238 «che aveva già finito la sua vita quando lo abbiamo trovato noi in un garage, tre anni fa», mi ha raccontato Maddalena in questi giorni.

E invece loro lo hanno portato a casa, amato, coccolato e rimesso in sesto, e Ermanno ha ripreso a macinare migliaia di km per loro.

Tra un paio di settimane lo imbarcheranno e spediranno in Canada, dove lo raggiungeranno poi via aereo per il loro progetto #RoadToCanada.
Andranno a incontrare il fratello di Roberto, che vive là con la famiglia, e dove il piccolo Seba conoscerà la neonata cuginetta Gioia.

giovedì 27 aprile 2017

Video racconto del primo (vero) viaggio con Herbert



La prima uscita con il nuovo campervan – Herbert – è stata nel weekend prima di Pasqua, quando abbiamo dormito una notte sul Cuvignone, a picco sul lago Maggiore sponda lombarda, tra Cittiglio e Castelveccana.

***  vedi il video

È un luogo vicino a casa, un'oretta e mezza per arrivare in cima, eppure è sufficiente per staccare la spina completamente.

E poi qui ci sono Enrico e Daniela, che che appena arriviamo ci accolgono con il sorriso largo e un bicchiere di vino.
Da un anno gestiscono il Rifugio Adamoli, un posto semplice che fa tanto famiglia, un po' perché famiglia per noi lo sono davvero, ma lo farebbero comunque, come hanno fatto con noi la prima volta a Seravezza, in Toscana, quando ci portarono in una piccola locanda nascosta a mangiare pane, salumi e formaggi.


Ma la vera prima vacanza, tre notti fuori, è stata per Pasqua.

lunedì 6 marzo 2017

Le porte di Londra. Fuga a colori in un'altra città


“Delle città importanti mi ricordo Milano...”
cantava Fiorella Mannoia in una canzone scritta da Ivano Fossati, una delle mie preferite.
Milano è stata la mia prima città, e sicuramente la più importante.

Poi c'è Londra, quella in cui, negli ultimi sette anni, sono scappata più volte e dove anche solo 24 ore bastano a rigenerarmi.

venerdì 6 gennaio 2017

Ode al Solero, il campervan arancione

A Embrun, Hautes-Alpes, Francia

Quando siamo andati a vederlo la prima volta, non ero nemmeno convinta che un campervan fosse una buona idea per noi.

Stavamo girando da mesi per vedere furgoni attrezzati a camper, ma io mi lasciavo trascinare in questa ricerca come si tira per mano un bambino che non ha poi così tanta voglia di camminare. 

Sul lago di Como


lunedì 30 maggio 2016

I cento rintocchi della campana dei Caduti di Rovereto


Lo scorso fine settimana siamo stati a Rovereto, piccola città trentina che risente molto della vicina Trento, anche se, soprattutto nei piatti, sa ancora un po' di Veneto.
(ma non glielo dite, che probabilmente si offendono).

Eppure la storia li proietta su, sulle quelle montagne che hanno vissuto e sofferto la Guerra bianca, e che non se la dimenticano, a cent'anni di distanza.

Sul colle di Miravalle, che si affaccia sulla città di Rovereto, c'è una campana speciale.
È la Campana Dei Caduti, chiamata anche "Campana della pace".

Fu fusa nel 1924 con il bronzo dei cannoni offerto dalle nazioni che combatterono la Prima Guerra mondiale, per onorare tutti i Caduti in tutte le guerre e invocare pace e fratellanza.

Per varie vicende, la campana fu fusa a Verona e poi riportata a Rovereto il 26 maggio del 1940, «per riprendere così la sua alta missione di pace e fratellanza universale», scrivono sulla guida. Quindici giorni esatti dopo, l'Italia sarebbe entrata in guerra, di nuovo. L'Europa stava già combattendo da un anno.

Oggi la Campana dei Caduti suona a distesa ogni sera (e la domenica a mezzogiorno), per ricordare tutte le vittime di tutte le guerre, e a noi stare lì sotto, a sentire quei cento colpi, ha fatto venire i brividi.

Cento rintocchi che sono sembrati cento colpi di cannone che ancora oggi, in tutto il mondo, ammazzano vite umane.




lunedì 14 settembre 2015

Come visitare Expo con i bambini. E, soprattutto, perché.

"Poi di', soprattutto, perché?!" (cit.) 
So che ormai molti di voi (quattro) amici conoscono questi due progetti family friendly su cui ho lavorato negli ultimi mesi, da dentro Expo, ma qui non avevo ancora dato loro un ordine: parlo delle due “guide a Expo” che da qualche tempo trovate qui a lato.
Perché mi sono buttata su questo lavoro, un po' fuori dalle mie solite corde?

I primi giorni in Expo molti padiglioni mi hanno deluso.
Mi aspettavo molto di più in termini di contenuti: proposte per il futuro, tecnologie, strategie... e invece tanti hanno sprecato l'occasione a favore di una presentazione più in stile “ufficio del turismo”.
Eppure.

Eppure da subito ho pensato di volerci portare le mie bambine.
Che sono piccole, molto piccole, ma sono abituate a girare, e allora perché non qui, dove si trova - comunque, con diverse riserve - un pezzo di mondo?
E dove - un po' più, un po' meno - potessero in qualche modo respirare temi importanti, che vorrei entrassero nelle loro corde: che tutti hanno diritto al cibo, cibo buono e sano e nutriente, che il pianeta che ci ospita va rispettato, che non si spreca.
Così, fin dai primi giorni, ho iniziato a guardarmi intorno chiedendomi: qui dentro, loro, cosa potrebbero fare?

Fare, più che vedere, è quello che interessa loro ora.

È così che è nata l'idea di proporre a Valentina di The Family Company non tanto una guida per bambini, quanto una lista di suggerimenti di piccole cose che i bambini potessero fare, facilitando la visita dei grandi e rendendo un gioco anche la loro.

lunedì 31 agosto 2015

Una storia di carta. Per raccontare Milano ai bambini

Questa non è proprio una storia.
O forse lo è, una sorta di storia di carta.

Stavo cercando un regalo per due bambini, figli di amici, e come spesso mi accade sono finita in libreria. Per affetto l'occhio – e la mano – sono caduti sui racconti dei personaggi più classici: la Nuvola Olga, il cagnolino Spotty e lei, la Pimpa.
Ma quando ho visto questo, l'ho riconosciuto subito.



L'ho riconosciuto perché mi avevano già parlato di questa serie e non ho avuto dubbi a sceglierlo: la Pimpa viaggia, e ha viaggiato anche nelle principali città italiane. 
Ne sono nate delle guide per i bambini, così belle che io l'ho comprata, e intanto faccio un po' OT ma ne parlo qui.

La Pimpa va a Milano e scopre la città: vede i vecchi tram e deve scegliere quale è il mezzo di trasporto più veloce, 



lunedì 14 ottobre 2013

L'albergo dove i rifugiati accolgono

Questa volta La paura non fa 90 va in trasferta. Esce da Milano e raggiunge la Val Camonica.
Dove mi sono imbattuta – per caso – in una storia che non poteva non essere raccontata. Perché il caso forse non esiste.

Una vista della Val Camonica
Anche in Val Camonica hanno avuto paura, un paio di anni fa, paura “dell'invasione”: di oltre duecento richiedenti asilo che sono stati sbattuti nei paesini della Valle senza alcuna preparazione per nessuno, per loro, né per gli abitanti. Il rischio di insuccesso e intolleranza era praticamente sicuro. 

Ma la vicenda ha preso una piega diversa.

martedì 12 marzo 2013

Fermata: Mac Mahon - Monte Ceneri


Un altro filobus della linea 90 passa sopra la sua testa, ferma e lei si lascia calpestare la testa, per l'ennesima volta, da uomini e donne che salgono e scendono e si spostano, come tante pedine, per tutta la città.
Lei, sotto il cavalcavia Bacula, approfitta del primo giorno di sole e vento dopo le piogge primaverili per stendere sulla recinzione della ferrovia tutti i loro  poveri stracci. Riccardo e Giona tra poco torneranno da scuola, insieme ai bambini di Lia, che pochi metri più in là ha acceso un fornelletto da campo per preparare qualcosa da mangiare per tutti.
Sotto il cavalcavia Bacula Lenuza, con il marito e i loro due figli, ci sta da quasi un mese. Sono arrivati lì insieme a un paio di altre famiglie quando l'ultimo campo in cui stavano era stato sgomberato, perché avevano detto che il terreno era contaminato da sostanze chimiche rilasciate da una ditta che proprio su quel terreno aveva avuto sede anni prima. Era un campo non autorizzato, è vero, ma non avevano trovato un posto migliore. Lì almeno c'erano altre famiglie che venivano dalla loro stessa zona della Romania.
Nel loro paesino vicino a Timishuara non c'erano opportunità, non c'era lavoro: certo avevano una casa vera e propria, fatta in muratura, ma nulla di cui vivere. Un rom è un rom anche in Romania: non lo vuole nessuno. Lei e Anton, con Riccardo ancora piccolo, erano partiti per l'Italia, come avevano già fatto alcuni fratelli di lei e di lui, decisi a trovare un lavoro qui e un futuro migliore per il piccolo e gli altri figli che Dio avrebbe loro mandato.