venerdì 6 gennaio 2017

Ode al Solero, il campervan arancione

A Embrun, Hautes-Alpes, Francia

Quando siamo andati a vederlo la prima volta, non ero nemmeno convinta che un campervan fosse una buona idea per noi.

Stavamo girando da mesi per vedere furgoni attrezzati a camper, ma io mi lasciavo trascinare in questa ricerca come si tira per mano un bambino che non ha poi così tanta voglia di camminare. 

Sul lago di Como


Mi lasciavo contagiare dall'entusiasmo di Roberto che coltivava questa idea da qualche anno e nel frattempo si era fatto un bel po' di competenze tecniche, ma nessuno dei westfalia che avevamo visionato fino a quel momento mi aveva convinto.
Un po' perché Irene in auto aveva poca autonomia di viaggio, o perché addormentarla all'epoca era difficile e chiedeva lo spazio per muoversi e cullarla, o forse perché lei non sta – e non stava – mai ferma, quindi come avrebbe potuto stare in uno spazio vitale così piccolo mentre, ad esempio, ci sarebbe stato da preparare da mangiare o allestire i letti per la notte?

Una cena!

Ho visto il primo campervan quando lei appena gattonava, e quando abbiamo trovato quello che sarebbe diventato il nostro Solero aspettavo già Clara. Tanto per dire.


È stato un pomeriggio di follia di aprile.
Apparentemente era meno curato di altri che avevamo visto, l'allestimento interno sembrava meno fine, era anche un po' incasinato.
Ma i proprietari erano una coppia con due bambini piccoli, con la stessa differenza di età che avrebbero avuto le nostre bimbe, e il racconto dei loro viaggi, soprattutto la spiegazione degli allestimenti robusti che avevano scelto, la comodità di avere un bagno sempre a portata (evviva!), le dritte e i consigli che ci darono su come gestire seggiolini, oggetti, protezioni e stile di vita in modo smart ci fece capire la cosa che fece la differenza: se era stato perfetto per loro, era quello che faceva al caso nostro, che avevamo le stesse esigenze.

A Comacchio, Emilia Romagna

«Ci pensiamo», avevamo detto loro.
Ma nei 40 kilometri di ritorno a casa avevamo già deciso. E continuavamo a ridacchiare come due ragazzini esaltati.
Insomma, era stato un vero e proprio colpo di fulmine.

La prima notte che abbiamo dormito sul Solero è stato a Sirmione, in riva al lago di Garda. Un panorama bellissimo.

A Sirmione

E poi un acquazzone tremendo, e Irene così eccitata dalla novità che ci ha messo ore ad addormentarsi.
Un battesimo del fuoco, ma da quel giorno di viaggi ne abbiamo fatti.

Un on the road in Provenza la prima estate, in Germania in Foresta Nera, la seconda, e ancora la Francia, questa volta in Borgogna.

A Maubec, paesino scoperto per caso in Provenza

Dopo un temporale, in riva al fiume, a Schiltach, Germania

Ma soprattutto ci ha insegnato a viaggiare in modo diverso.
Il pensiero di non avere la fretta e l'ansia di arrivare in qualche posto entro sera, perché avevamo la possibilità di fermarci a dormire dove ci piacesse di più ci ha aiutato a lasciare le autostrade per le strade secondarie.
A non pensare solo alla meta ma goderci la strada.

 
Verso il Monginevro

Abbiamo fatto diventare i tragitti per arrivare a destinazione un viaggio nel viaggio, aggiungendo tappe non previste, riscoprendo la Via Francigena, alcuni dei borghi più belli d'Italia, i passi di montagna, laghi sul percorso, valli inaspettatamente belle non lontani da casa.
Abbiamo incontrato persone nuove e visitato vecchi amici.

Nel frattempo siamo anche diventati più grandi.

Sul lago Titisee, in Germania nella Foresta Nera

Per questo oggi, anche se le nostre esigenze sono cambiate e ci stiamo orientando su un modello un po' diverso, lasciarlo andare è una stretta al cuore.
E per questo vorremmo che trovasse dei buoni compagni di viaggio a cui affidarlo.


Aggiornamento 23 gen. 
Oggi abbiamo salutato (e venduto) il nostro Solero. Lo potete leggere qui: #buonviaggioSolero!
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