martedì 25 marzo 2014

Fermata: Civitavecchia - Orbetello | Pane zingaro

Sono meno istruite degli uomini, più gravate dal peso del lavoro domestico e di cura, all'interno della famiglia.
Sono più discriminate, hanno meno amici al di fuori della loro comunità d'appartenenza, spesso sono costrette all'elemosina, e altrettanto spesso viene loro impedito di lavorare.
Sono le più escluse all'interno di una comunità che nel nostro Paese già vive una forte esclusione.
Al tempo stesso, però, sono capaci di lottare e riscattarsi, quando vengono date loro delle vere opportunità.
Sono le donne rom che vivono in Italia. Come Loredana, che però un lavoro ce l'ha e ci tiene pure.


Al Parco Lambro, al Villaggio solidale del Ceas, il Centro Ambrosiano di Solidarietà, onlus che si occupa di reinserimento nella società di persone con storie di disagio individuale, familiare e sociale, vive, tra altre famiglie rom, anche quella di Loredana.

Lei ha vent'anni e due figli, è nata e cresciuta in Romania e vive a Milano da quattro anni.
Come tutte le donne rom, ogni giorno impasta e cuoce il pane per la sua famiglia: «L'ho sempre fatto in casa. Noi romeni facciamo il pane in casa tutti i giorni».

È proprio questo che ha fatto pensare ai responsabili del Ceas di partire dal pane per valorizzare le capacità di queste donne e provare ad aiutarle a farne un lavoro. E così è partito Oltenia, laboratorio di produzione di pane e dolci, cominciato un anno e mezzo fa e portato avanti grazie alla collaborazione con un panettiere professionista, che all'inizio ha fornito competenze e consigli alle donne coinvolte.

«È arrivato un panettiere al Ceas e ci ha insegnato alcuni trucchi, ad esempio come fare il pane che dura più di un giorno».
Tutto, svela, sta nella lavorazione. La sera prepara l'impasto, aggiunge il lievito e assolutamente evita il sale. Al mattino, dopo la notte in cui ha lasciato riposare gli impasti, aggiunge sale e zucchero, lavora bene di nuovo l'impasto, prepara le forme e inforna.
«Ora faccio il pane come al solito per la mia famiglia, che dura poco e mangiamo in giornata, e quello che vendo che invece resta come fresco per qualche giorno. Lo so fare bene. È molto buono. Ne faccio tre tipi: con le olive, con il sesamo, con i semi di papavero».

Loredana, per il momento, oltre al laboratorio di panetteria frequenta un corso di italiano, «per impararlo bene, perché sto qui da quattro anni e lo parlo male e non lo so scrivere, e parlare e scrivere bene è importante per avere un lavoro». Sta lavorando qualche ora facendo pulizie in alcuni uffici, ma adesso che i bambini vanno all'asilo vorrebbe lavorare un po' di più, magari proprio come panettiera. Altre tre donne che hanno fatto il corso con lei hanno trovato lavoro in ristoranti e alberghi del centro, Loredana spera di essere la prossima.

«Se mio marito è contento che lavoro? Certo! Anche perché lui non ha un lavoro fisso. Lo chiama una cooperativa che fa traslochi quando c'è bisogno, ma è solo ogni tanto. Però mi aiuta coi bambini, quando io vado al lavoro li accompagna lui all'asilo. No, cucinare invece no, faccio tutto io: lui non è capace di preparare i nostri piatti, la ciorba e le chiftele ad esempio».
La cucina resta cosa da donne.

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