mercoledì 19 marzo 2014

Fermata: Sammartini – San Valentino | Il catering solidale delle donne dal mondo

Di solito vanno a ondate, e rispecchiano guerre, rivoluzioni, carestie.
Oggi, al centro di accoglienza per donne rifugiate di via Sammartini, ci si aspetterebbe di trovare le donne scappate dalla Siria, e ce ne sono in effetti, tante.
Ci si aspetta tunisine, donne egiziane, ragazze arrivate dalla Libia, e ci sono.
Ci sono, come si può immaginare, le donne che da tanti anni arrivano dal Corno d'Africa: somale, eritree, etiopi.
E poi c'è lei, che sembra quasi fuori luogo.
Perché se si dice rifugiati dall'America Latina si pensa al massimo alle cilene o alle argentine scappate dalle dittature militari degli anni '70 e e '80, non a Soledad.
Soledad, che è scappata dal Perù.
Soledad, che è arrivata a Milano solo da un anno.
Soledad, che si trascina dietro «problemi antichi», dice lei, «problemi politici», «problemi della mia famiglia», e poi si rifiuta di parlare e di aggiungere altro.

Preferisce raccontare il suo oggi a Milano, il suo nuovo lavoro, con una borsa lavoro attivata da pochissime settimane, al catering M'ama Food, un progetto promosso dalla Cooperativa Farsi Prossimo e nato proprio all'interno del centro di accoglienza di via Sammartini per donne e bambini rifugiati politici e richiedenti asilo.

Si tratta di un “catering dal mondo” e non di un catering etnico, ci spiega Rocco Festa, che è vicepresidente della Cooperativa farsi Prossimo e ideatore del progetto M'ama Food. Cioè non si mettono in tavola vari piatti originari dei diversi paesi di provenienza delle donne, ma ogni ricetta è rivista in base alle esperienze, allo scambio di tradizioni e agli ingredienti a disposizione, anche locali e a kilometro zero. In pratica ogni piatto diventa il simbolo dell'incontro che è avvenuto tra le mani che ci hanno lavorato e le donne che nel centro si incontrano e vivono insieme ogni giorno.
«L'idea del catering è nata durante gli eventi legati alla giornata mondiale del rifugiato nel 2010, quando gli operatori del centro si sono accorti che intorno a un piatto diventava più facile raccontarsi e condividere, e che quindi quella del cibo poteva essere una buona idea anche per abbattere le barriere con la cittadinanza e trovare un altro modo di parlare di temi così delicati come quelli dell'immigrazione, delle persecuzioni e dell'asilo politico».
Da quella prima intuizione il catering ne ha fatta di strada: ad oggi ci lavorano stabilmente quattro persone più un ricambio continuo di donne ospiti del centro che fanno la loro esperienza all'interno del progetto e offrono il loro lavoro e le loro competenze e capacità.
«M’ama Food in pochi anni ha ampliato la propria offerta, anche perché aveva un carattere imprenditoriale e non solo assistenziale. Abbiamo curato da grossi eventi aziendali a matrimoni, da piccoli coffee break a feste private, buffet per Coop Lombardia, aziende come Auchan e L'Oreal, per il Ministero del lavoro, per le Fondazioni Aiutare i bambini e Medici per l'Africa, ad esempio oltre ai molti eventi “di casa” Caritas».

Soledad, per il momento, non ha ancora proposto ricette del suo paese. «Potrei insegnare alcuni dei nostri piatti più famosi, come la Papa a la Huacaina e la Chevice. Intanto mi piace imparare la cucina degli altri paesi, dall'Africa, dall'Egitto, anche quella italiana. Ma domani, chissà».


Le ricette di M'ama Food si possono trovare qui

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