lunedì 28 aprile 2014

Fermata: Istituto Palazzolo | Tutti i colori degli infermieri

Credit: Fondazione Don Carlo Gnocchi
Una è alta, spigolosa, dalle mani grandi ed energiche, chiara di pelle e capelli.
L'altra è piccola, con gli occhi e i capelli neri, i tratti morbidi, la voce squillante e un'allegria contagiosa.
Non potrebbero essere più diverse. Arrivano da due paesi molto distanti tra loro e hanno due storie differenti.
In comune però, hanno un mestiere e un posto di lavoro: Rosario, peruviana, e Cristina, rumena, sono infermiere dell'Istituto Palazzolo, storica struttura sanitaria di Milano che oggi fa parte della Fondazione Don Gnocchi.


Cristina era infermiera da due anni nel suo Paese, quando la casa di cura per cui lavorava le diede la possibilità di frequentare un corso di aggiornamento presso una clinica privata di Milano: una bella opportunità di formazione e di esperienza professionale all'estero che la ragazza non si lasciò scappare. Era il 1992. Alla fine del corso, due anni più tardi, Cristina parlava un italiano impeccabile e cercava lavoro a Milano, ma allora il suo titolo professionale non era ancora riconosciuto in Italia, e si accontentò di fare prima assistenza domiciliare, e poi l'ausiliaria socio assistenziale per una cooperativa.
«È così che sono arrivata per la prima volta all'Istituto Palazzolo – racconta oggi, – tramite cooperativa. L'anno successivo l'Istituto ha deciso di assumermi direttamente e fino al 2001 ho lavorato qui come Asa». In quell'anno il suo diploma rumeno divenne valido anche in Italia e da allora Cristina fa l'infermiera dei padiglioni del Palazzolo.

Rosario, invece, in Italia ci è arrivata proprio per caso, con una decisione presa d'impulso e mai rimpianta.
Infermiera appena diplomata nel suo paese, aveva trovato solo un posto in un ospedale per tre mesi, per una sostituzione di maternità. Nell'ultima settimana di lavoro era arrivata alla clinica una donna italiana, in Perù per una vacanza, che si era fratturata una gamba. I medici che la operarono le consigliarono di farsi seguire da Rosario per il decorso post operatorio e un po' di fisioterapia nel periodo in cui sarebbe rimasta in Sudamerica. Invece l'italiana si trovò così bene che propose alla ragazza di seguirla a Milano fino al termine del periodo di recupero.
«Me l'ha proposto il venerdì, e il lunedì ero già in Italia. Non l'avrei mai immaginato, eppure sono contentissima, perché qui mi trovo bene, il lavoro c'è ed è tutelato, a differenza del Perù». Durante i mesi in cui ha lavorato con la donna che l'aveva portata in Italia si è data da fare per studiare la nuova lingua, passare l'esame e ottenere il riconoscimento del suo titolo di studio. L'assunzione al Palazzolo è arrivata poco dopo.

Oggi all'Istituto Palazzolo gli gli operatori di origine straniera sono quasi duecento, per una quarantina di nazionalità diverse.
A ottobre, durante la tradizionale festa dell'Istituto, la presenza del mondo tra queste mura diventa evidente: tra stand informativi sulla salute, visite di controllo e momenti per i più piccoli, anche i banchetti dove chi vuole prepara le specialità culinarie della propria terra di origine, per una specie di gastronomia internazionale, dove si può assaggiare dal piatto tipico etiope alla torta cinese.

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