lunedì 9 dicembre 2013

Fermata: Coni Zugna | Pelle sotto l'acqua


Bancarelle in un giorno di pioggia/1
Piove forte sul tendone sopra la sua testa. Da quello del collega di fronte rimbalzano i goccioloni sul suo banco, sulla sua merce. Quando il banco ce l'aveva al riparo, dentro quattro mura, non c'era il rischio che la pelle si bagnasse. E quando, ancora prima, stava dietro la sua scrivania in azienda, nel suo ufficio, non c'era il rischio che si bagnasse neppure il suo vestito.
Eppure, intanto, il suo presente è qui, in viale Papiniano e nei mercati milanesi, a cercare in tutti i modi di far girare i conti. Perché lui non è uno che sta fermo ad aspettare che le cose succedano.

Lakhdar, 47 anni, italo tunisino, la parlata da milanese solo un po' addolcita dalle note dell’accento nordafricano, ha lavorato per anni come manager in una grossa azienda lombarda, ma cinque anni fa la crisi ha tagliato le gambe anche a loro, e anche lui è andato a ingrossare le fila dei disoccupati.
I primi sei mesi sono passati cercando di capire cosa fare, di reinventarsi e riorganizzarsi, e poi nel 2009 ha ottenuto un mutuo, acquistato uno spazio e ha aperto un negozio di scarpe.

Non è durato molto, otto mesi trascorsi tra debiti e pochissime entrate. «Da lì non si andava avanti e non avevo intenzione di stare fermo e vedere tutto fallire un’altra volta. Così ho chiuso il negozio, mi sono nuovamente indebitato per comprare il furgone, il banco, le licenze e sono ripartito – racconta oggi. – Avevo la merce invenduta del negozio e ho cercato di ammortizzare il più possibile i danni trasferendo quel che potevo dal negozio alla bancarella. Ho rinunciato alle scarpe, era troppo complicato gestirle in uno spazio tanto più piccolo, ma sono rimasto nel settore e oggi vendo borse e pelletteria da donna».
Bancarelle in un giorno di pioggia/2

Oggi fa l’ambulante da due anni, e la vita è sempre sul filo del rasoio. «È così diverso dalla mia quotidianità di prima. Quando stavo in azienda avevo il mio ufficio, l’auto aziendale, una segretaria dedicata… Anche il lavoro che faccio oggi mi piace molto, a farlo con impegno ti dà soddisfazione. Quello che invece non dà soddisfazione è il risultato economico: è dura, è proprio dura. Un giorno ti va bene e dieci vanno male – fa i conti così, – Tra chi si ferma interessato, uno su tre compra qualcosa. Quando poi, come oggi, piove, non c'è quasi nulla da fare. La situazione è psicologicamente pesante».
E così batte diversi mercati, tutti i giorni, tranne il venerdì, stringendo i denti come molti, forse tutti, sperando che qualcosa cambi. La volontà e la voglia di lavorare ci sono, dice, la speranza anche. Chissà se basteranno per attraversare la tempesta.


La storia di Lakhdar l'ho raccolta per questa inchiesta per Scarp de' tenis

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