giovedì 23 ottobre 2014

Fermata: Porpora - Ampère | A Cena con Francesco

È un uomo dolce, dal sorriso largo, gli occhiali tondi e i pochi capelli bianchi. Ha quasi ottant'anni di vita di cui la metà spesa a dedicarsi, con tanta fedeltà, ai «poveracci di questa città». Oltre quarant'anni di storia della “Milano dei barbùn” che gli piace raccontare con dovizia di particolari, ricordando date, nomi, luoghi.
Insomma, se volete stare a sentirlo, mettetevi comodi e prendetevi del tempo, perché non è uno che la fa breve.


L’inizio di questa storia risale più o meno al 1968, quando Francesco si trasferì in via Teodosio. E una delle prime cose che fece fu guardarsi intorno alla ricerca di qualche attività di aiuto ai poveri con cui poter collaborare.
«Ho sempre avuto un po’ la fissa dei poveracci, fin da piccolo, quando sono rimasto orfano e in tanti si sono presi cura di me. Sì, dev’essere nata così: sentivo il dovere di restituire un po’ di quella cura che avevo ricevuto».
Nato e cresciuto in Sardegna con i fratelli e gli zii, lì ha studiato ed è divenuto perito chimico. Il servizio militare l’ha portato a Milano, da dove non è più ripartito. Quando è arrivato in Città Studi stava lavorando come ricercatore alla Montecatini, era riuscito a frequentare una laurea serale che gli aveva dato il titolo di ingegnere chimico e aveva alle spalle un’esperienza di volontariato con gli anziani soli dell’Istituto Palazzolo.

«Qui vicino, alla chiesa di San Pio X, da poco tempo avevano incominciato a organizzare una cena per i senza dimora il martedì sera: erano i primi anni di quella che sarebbe diventata la Cena dell’Amicizia, e anche se non era la mia parrocchia dal 1969 iniziai a fare il volontario lì. Sono stati anni vivaci, i Settanta, per chi aveva iniziato a interessarsi di questo problema e queste persone.
Risalgono ad allora le prime Commissioni grave emarginazione della Caritas Ambrosiana – ricorda. – Partecipavano i rappresentanti di tutti i gruppi che si occupavano di senza dimora all’epoca, c’eravamo noi, Ermanno Azzali, c’era Fratel Ettore …».

Ma la storia di Francesco prende un’altra piega nel 1984, «quando nella mia parrocchia, San Luca, organizzarono degli incontri culturali sul tema Ripartire dagli ultimi. Quegli incontri mi diedero un po’ una scossa». 
Con il prete di allora e una ventina di giovani pensarono di proporre qualcosa per quegli uomini che allora si accampavano per dormire in piazza Leonardo. Scelsero di proposito di organizzare una cena per loro il martedì, la stessa sera in cui già la Cena dell’Amicizia apriva le sue porte, per poter intercettare e seguire altre persone: «L’idea non era solo di dare un pasto, ma di poterli avvicinare, creare delle occasioni per stare insieme in un clima caldo e amichevole, e far sapere loro che c’erano delle persone a cui importava la loro vita, come poter essere di aiuto, non solo l’occasionale piatto da mangiare».
Così nacquero le prime cene, esattamente trent'anni fa, nell’ottobre del 1984, organizzate da quello che prese il nome di Gruppo Emmaus. 
«I primi giovani volontari inizialmente dichiararono che avrebbero preso solo l’impegno della cena, nulla di più, invece poi qualcuno iniziò ad andare alla mensa delle suore di via Ponzio per far conoscere la proposta del martedì, così come al dormitorio di viale Ortles, alla stazione di Lambrate… E poi altri si resero conto che questi uomini avevano bisogno di altro: di essere aiutati a riprendere la residenza anagrafica, di essere accompagnati da un medico o al pronto soccorso…».

E così il Gruppo Emmaus iniziò la sua storia e il suo cammino, che lo ha portato nel ’91 a diventare associazione con il nome di Effatà-Apriti. Alle prime cene partecipavano sette o otto senza dimora, ma con il tempo il numero degli amici crebbe e oggi sono una trentina le persone che presenziano regolarmente alla cena del martedì.

La storia più recente racconta altri passi in avanti: un’accoglienza notturna per quattro ospiti, nuovi locali belli e luminosi, amici accompagnati all’autonomia e ad alloggi indipendenti, un centro diurno… 
È una storia che oggi è scritta da tante persone, ognuno con il suo piccolo o grande impegno, ma che ha questa bella trama anche perché è intrecciata alla vita di quest’uomo così fedele al suo impegno di quarantacinque fa.


Associazione Effatà - Apriti
via Jommelli 10, Milano
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