lunedì 18 aprile 2016

Fermata: Olivetani-GB Vico | Antonio, il nonno di Scarp. Ritratti per #Scarp200

Dopo anni in cui la voce girava, ma era sempre un “si dice…”, questa volta la notizia è fondata.
L’interessato, 70 anni compiuti da pochi giorni, lo conferma: «Entro la fine dell’anno vado in pensione».

Antonio Mininni, a Scarp de’ tenis, è un po’ come un nonno in questa che per i venditori è più una famiglia che un luogo di lavoro.
È lui che troneggia, sempre presente, nella redazione di strada centrale, a Milano.
È lui che ogni mattina alle sei a mezza, da vent’anni, apre l’ufficio.
È sempre lui che coordina le copie da vendere e la rete dei cinquanta venditori del nostro magazine di strada. Da vent’anni, e cioè praticamente da quando Scarp è nato.

Lui, invece, è nato a Bari, ma poi nella sua infanzia e adolescenza saltò tra Firenze - «è per quello che sono tifoso della Fiorentina», esibisce orgoglioso la sua fede viola -, Genova e Torino, seguendo il padre carabiniere nei suoi trasferimenti continui.
Venezia fu la sua città da adulto, dove lavorò per anni e dove successe quello che gli cambiò la vita. «Stavo bene, molto bene, ma a causa di un’attività non proprio pulita la finanza mi sequestrò tutto. Colpa mia, feci delle vere e proprie stupidaggini».



Si trovò senza casa, senza soldi, senza più nulla. Si spostò a Milano perché – pensava – era una città più grande dove avrebbe avuto più possibilità di ricominciare. «E invece mi sono trovato a dormire in stazione Garibaldi, a imparare sulla mia pelle il significato di fame e freddo: se non li hai provati davvero puoi solo immaginare cosa siano».
Ma non si è mai rassegnato alla vita in strada e ha tenuto duro su piccole, ma fondamentali abitudini. Tutte le mattine andava nei bagni della stazione, si lavava e si radeva con l’acqua gelida. Ma l’importante era essere in ordine.

La sua via d’uscita prese il volto di Ermanno Azzali, indimenticato fondatore della Cena dell’Amicizia, una delle storiche realtà milanesi che si prendono cura delle persone senza dimora.
Fu lì che Antonio trovò una stanza, un posto dove mangiare e tornare ogni sera, e soprattutto qualcuno che gli diede di nuovo fiducia.

«Ermanno mi chiese se ero capace di vendere. C’era un giornale nuovo della Caritas e mi propose di provare a distribuirlo. Mi diede un pacco di cinquanta copie, uscii al mattino e quando tornai a sera ne avevo vendute quarantanove. Una l’avevo tenuta per me, volevo leggere quello che avevo venduto per tutto il giorno».
Era il primo numero di Scarp de’ tenis, e da quel giorno Antonio e il giornale della strada non si sono più lasciati.

Quando, pochi mesi dopo, emerse l’esigenza di avere una persona che tenesse aperta la redazione di strada del giornale, allora in un garage umido in zona viale Monza, la Caritas lo chiese a lui. «Con qualche esitazione, non tutti si fidavano all’idea di lasciarmi le chiavi». Alla fine vinsero i sì, e da allora le chiavi della sede – Scarp ne ha cambiate sei, in vent’anni – le ha sempre in tasca. 

All’inizio i venditori a cui doveva affidare le copie e da cui doveva raccogliere i soldi erano cinque, incluso lui. Tra di loro c’era Daniele Gazzola, che di Antonio divenne un grande amico. 
«Lo conobbi in Cena. Era un uomo intelligente, era stato anche un professionista in Eni, ma si era rovinato con l’alcool. Passavamo insieme molto tempo, soprattutto il sabato e la domenica quando andavamo a vendere nei mercati, mangiavamo insieme – Antonio si commuove mentre lo ricorda. – Poi, era quasi Natale, un giorno sparì. Lo ritrovammo più tardi, ubriaco. Aveva ripreso a bere e non ci fu niente da fare. L’hanno trovato morto tempo dopo sui gradini di una chiesa».

Forse è perché di storie così ne ha viste tante che oggi Antonio non ha i classici progetti di chi sogna cosa farà appena in pensione.
«Non mi interessa fare un viaggio, o cose così – fa spallucce. – Probabilmente continuerò quello che ho fatto in questi anni, aiutando persone senza dimora e collaborando con altre associazioni. E poi resto presidente dell’Associazione Scarp de’ tenis, quindi seguirò ancora i venditori della nostra “grande famiglia”.
Però una cosa c’è: mi piacerebbe fare la pennichella. Dopo vent’anni passati ad alzarmi alle 4 del mattino, mi concederò il lusso degli anziani di un’ora di riposo dopo pranzo, questo sì».


Questa storia è stata pubblicata sul numero 200 di
Scarp de' tenis, nella galleria di ritratti dedicati per l'occasione alle "facce da Scarp", storie «di ordinaria straordinarietà».


INPS, la rete internazionale dei giornali di strada di tutto il mondo, l'ha tradotta in inglese qui |
Thanks to INSP, you can read this story even in english here
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